«È da dieci anni che lanciamo gridi d'allarme inascoltati. È vero che il lavoro di messa in sicurezza degli edifici richiederà decenni, ma se mai si comincia... ». Massimo Gallione, vicepresidente del Consiglio nazionale degli architetti, preferisce non partecipare alla disputa su colpe e sottovalutazioni alla base di quanto accaduto in Abruzzo. «Tutti siamo responsabili del clima di inerzia che il nostro Paese sta scontando in modo drammatico in queste ore - spiega l'architetto - Ma ora si deve fare presto e intervenire. È necessario che nel piano casa sia prevista a questo punto la messa in sicurezza di ampie parti delle nostre città».
Eppure, dopo il caso di San Giuliano di Puglia, ci sono voluti anni per riscrivere le norme sulla messa in sicurezza degli edifici, con regolamenti che restano sulla carta. Perché?
Il problema non è tanto la normativa che, se attuata, risponderebbe al bisogno per cui è stata pensata. A noi però servono strumenti per progettare interventi e indagini che, dal punto di vista tecnico, saremmo già in grado di fare. Nessuno si è mai preoccupato di verificare i rischi che corrono dal punto di vista della sicurezza gli edifici delle nostre città e dei paesi più piccoli. Abbiamo chiesto più volte di attuare il cosiddetto «fascicolo del fabbricato», che darebbe le informazioni necessarie ai proprietari degli immobili e ai Comuni, ma nessuno ci ha mai risposto.
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