Voto contrario del CNAPPC allo studio di settore: incapace di rappresentare la nostra professionein: Focus 03/10
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Luigi M. Mirizzi, segretario CNAPPC
Gli studi di settore sono da tempo un tema di acceso dibattito, sempre più vivo con l'inasprirsi della crisi economica. Purtroppo ancora una volta le osservazioni degli architetti italiani sull'inadeguatezza degli studi di settore nella loro attuale formulazione sono state disattese. Veniamo da mesi di confronto con l'Agenzia delle Entrate e con la So.Se., la società per gli studi di settore, nel corso dei quali il CNAPPC, ricevendone ampia assicurazione, ha chiesto modifiche per rendere questo strumento rispondente alla realtà che gli architetti italiani vivono. In particolare le nostre osservazioni si sono concentrate sulla necessità di modificare le caratteristiche del software di gestione delle dichiarazioni, sulla richiesta di aggiornare i quadri delle aree specialistiche e delle tipologie di attività, che oggi non rappresentano correttamente l'attività degli architetti e su altri elementi rilevanti. Mi riferisco ai problemi degli acconti - sempre più frequenti e dilazionati nel tempo - ai ritardati pagamenti delle parcelle, alla necessità di abbassare i minimi provinciali per le singole tipologie di prestazioni professionali e alle criticità legate all'intervallo di confidenza. Ebbene, di fronte alle articolate osservazioni e alle proposte del CNAPPC, tese non a ricavare privilegi ma a trovare soluzioni congrue a problemi assolutamente reali, la risposta in sede di esame finale del nostro studio è stata negativa. D'altra parte da qualche anno le riunioni per la revisione dello studio di settore degli architetti manifestano sempre più un carattere formale, giusto per citare da parte dell'Agenzia delle Entrate la collaborazione con le categorie professionali. Ma il ruolo di questo confronto deve essere invece sostanziale, finalizzato ad ascoltare e prendere atto delle osservazioni della categoria che in questo momento subisce le conseguenze di una profonda crisi. Ed è proprio il senso profondo di questa crisi e quanto pesantemente essa colpisca gli studi professionali che sembra sfuggire al Governo, il quale appare ignorare la necessità, anzi, l'urgenza di prestare la giusta attenzione alle libere professioni, oggi a rischio di grave impoverimento. Di fronte a questo atteggiamento di sostanziale sottovalutazione il CNAPPC, nell'ambito della Commissione degli esperti, ha dovuto esprimere un voto contrario all'approvazione dello studio di settore VK18U, perché i criteri contenuti non sono adatti a classificare in modo adeguato e realistico la realtà economica-contributiva dalla categoria professionale. Ma lo studio è stato approvato ugualmente nonostante il nostro parere contrario e per un solo voto favorevole in più; la qual cosa, a mia memoria, non era mai successa nella storia degli studi di settore. Ora ci aspetta un nuovo appuntamento a fine marzo, quando la Commissione degli esperti per gli studi di settore si riunirà per esaminare i correttivi anticrisi da introdurre. Ci auguriamo che in quella sede siano adottati concreti provvedimenti capaci di venire incontro al profondo disagio che i progettisti italiani stanno vivendo.
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