Un matrimonio che si potrebbe fare. Ci pensano da tempo, ingegneri e architetti. D'altronde è dal 1943 che i rispettivi Ordini professionali condividono tariffe, previdenza e assistenza sanitaria con l'Inarcassa. Ora è arrivato, forse, il momento di fare sul serio. Con la crisi che schiaccia i fatturati, specie nel settore delle costruzioni. E nel pieno del dibattito pubblico sulla riforma degli Ordini e il possibile ritorno alle tariffe minime, abolite dalle "lenzuolate" di Bersani e invocate a gran voce da tutte le categorie convocate dal ministro Alfano per definire il nuovo Statuto delle professioni, atteso in ottobre. La fusione tra gli Ordini di ingegneri e architetti è per ora solo un'ipotesi. «Un'idea provocatoria», la definisce Giovanni Rolando, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri. «Praticabile e importante, da prendere sul serio», risponde Massimo Gallione, presidente del Consiglio nazionale degli architetti. Un'idea nata come reazione alla proposta, poi tramontata, di un Ordine unico per geometri e periti, nel quale convogliare anche ingegneri e architetti con laurea triennale. Idea irricevibile. Gli ingegneri sono altro dai tecnici - protestavano - ma certo più «omogenei» agli architetti. Ecco perché la nuova provocazione piace.
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