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Il genio Adalberto Libera l'architetto della serenità

 
Testata:
L'Adige
 
Data:
17-03-2013
 
Autore:
Alessandro Franceschini
 
 

Esattamente cinquant'anni fa, nella notte di domenica 17 marzo del 1963, il grande architetto trentino Adalberto Libera moriva improvvisamente nella sua residenza romana, dopo aver dedicato tutta la vita all'impegno artistico e professionale, ed essere stato uno degli indiscussi protagonisti dell'architettura internazionale della prima metà del Novecento.
Un'otite fastidiosa che lo tormentava da tempo e divenuta cronica degenerò improvvisamente, nel brevissimo volgere di pochi giorni, causando la scomparsa, a soli sessant'anni e nel pieno del vigore creativo ed intellettuale, del progettista trentino. La notizia fu colta con grande sgomento lasciando un vuoto enorme nel mondo dell'architettura, dell'università e della cultura italiana. Scriverà Bruno Zevi, immediatamente appresa la notizia della morte dell'architetto: «La scomparsa di Adalberto Libera ha privato l'Italia, oltre che di autentico artista, di un riferimento culturale e di un maestro».
Nato a Villa Lagarina il 16 luglio 1903, Adalberto è figlio della buona società del suo tempo: il padre Giuseppe è magistrato e la madre, Olimpia Pallavicino, ha origini nobili. Dell'infanzia trascorsa a Villa sicuramente lasceranno il segno, nella formazione dell'architetto, la presenza, nel piccolo borgo, di tre grandi personalità dell'ambiente culturale trentino di inizio secolo: l'architetto pittore Mario Sandonà, il magistrato pittore Carlo Marzani e il pittore Attilio Lasta. «Con loro - ha scritto Paolo Melis, in un'appassionata biografia su Libera - grandi personaggi locali, sempre più isolati e silenziosi nella loro fiera aura di alterità e di vecchiezza, che conoscerà sin da bambi no, Libera intratterrà rapporti sempre assai amichevoli e privi d'ogni condizionamento. Da loro trarrà sicuramente stimoli ed incoraggiamenti al disegno, alla pittura e alle belle arti».
(...)

 
 
 
 
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