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La forma delle cose tra bisogni e desideri

 

Così scegliamo gli stili....

Testata:
la Repubblica
 
Data:
11-03-2007
 
Autore:
Alain De Botton
 
 
Qualsiasi oggetto di design - si tratti di una sedia o di una poltrona oppure di un cucchiaio - emana un' impressione dei valori che incarna e supporta, così che gli interni e gli edifici che ammiriamo in definitiva sono quelli che per una molteplicità di modi esaltano i valori che reputiamo maggiormente appropriati. Il nostro senso soggettivo del bello e la nostra concezione di che cosa sia nella sua essenza una bella vita sono collegati tra loro. Fu lo scrittore francese Stendhal a proporre l' espressione più precisa sull' intimo rapporto esistente tra piacere visivo e valori personali, allorché scrisse che «la bellezza è garanzia di felicità». Nelle società che hanno raggiunto livelli più elevati di armonia interna ed esterna si delinea spesso un desiderio antitetico: la popolazione desidera ardentemente rifuggire dalla soffocante morsa della routine e della prevedibilità e si rivolge all' arte realistica, nel tentativo di spegnere la propria sete interiore e riscoprire un' intensità di sensazioni. Possiamo così definire una cosa bella ogni volta che in essa troviamo la presenza in forma concentrata di quelle qualità delle quali noi a livello personale - o, più in generale, le nostre società - siamo carenti. Se la nostra vita è frenetica, se la città nella quale viviamo è caotica, definiremo bella una tela vuota, dipinta pressoché interamente di nero, e definiremo "buon gusto" quello stile che riesce ad allontanarci quanto più possibile da ciò che massimamente temiamo, lo stile verso il quale ci sentiamo inesorabilmente attratti, lo stile che implica una quantità proporzionata e adeguata di tutte le qualità delle quali siamo privi. Considerata da questa ottica, una data scelta stilistica ci rivelerà molte cose in relazione a ciò di cui una persona è priva a livello interiore, e al contempo molto di ciò che le piace. Si consideri, per esempio, la predilezione per i mobili di dimensioni imponenti e riccamente decorati, del genere che va spesso per la maggiore negli ambienti delle élite saudite o russe: contrariamente a quanto ci si potrebbe aspettare, un simile stile non sarebbe affatto apprezzato da chi "si sente" particolarmente ricco a livello interiore. Al contrario, uno stile ornato e dorato di questo tipo riveste un fascino speciale per tutti coloro che sono assillati dal terrore del caos, dalla povertà e dall' umiliazione ai quali cercano disperatamente di sottrarsi. La comprensione del meccanismo psicologico sottostante al gusto può non modificare la nostra percezione di ciò che riteniamo bello, ma può evitarci di reagire a ciò che non ci piace con sbigottito scetticismo. Dovremmo saperci chiedere immediatamente di che cosa alcune persone sono prive per considerare bello un dato oggetto e dovremmo arrivare a comprendere il tenore della loro privazione pur non condividendo l' entusiasmo per la loro scelta. Possiamo di conseguenza supporre che un freddo loft dipinto completamente di bianco, che a noi pare strutturato in modo deprimente, sia l' abitazione di qualcuno insolitamente oppresso dal presentimento dell' anarchia. Analogamente, potremmo presumere che chi abita in un edificio dall' aspetto spoglio, dalle pareti di mattoni neri e le porte di acciaio arrugginito, ha buone probabilità di voler fuggire dalle proprie sensazioni o dagli smodati privilegi della società, così come in presenza di edifici spudoratamente vivaci - dai tetti curvi, con le finestre deformi e le pareti dipinte di colori infantili - potremmo ipotizzare che toccano un tasto speciale nell' intimo del burocrate o di chi è privo di immaginazione e in essi vede una forma di esuberanza che gli garantirà di tenersi lontano dal sopraffare di sensazioni di gravità interiore. Capire la psicologia del gusto ci permette a nostra volta di sottrarci ai due grandi dogmi dell' estetica: l' opinione secondo cui esiste un unico stile figurativo accettabile, oppure - cosa ancor più inverosimile - che tutti gli stili siano egualmente validi. La diversità degli stili è una conseguenza naturale della natura infinita dei nostri bisogni interiori. è del tutto logico essere attratti da stili che trasmettono euforia e tranquillità, grandeur e senso di intimità, considerato che queste sono polarità di grande importanza e che la nostra vita ruota intorno a esse. Come giustamente disse Stendhal, «esistono tanti stili della bellezza quante visioni di felicità». Ciò nondimeno, questa grande abbondanza di scelta ci lascia liberi di decidere che alcuni stili particolari sono tentativi più o meno riusciti di soddisfare autentici bisogni psicologici. Possiamo ammettere la legittimità dello stile rustico, pur sollevando dubbi sulle modalità con le quali molti promotori immobiliari cercano di imprimerlo alle loro case. Possiamo deplorare gli gnomi, le finte colonne di plastica e le palizzate vezzose, pur rispettando i desideri che li hanno ispirati. L' autore, saggista e filosofo, ha scritto tra l' altro "Le consolazioni della filosofia", "Esercizi d' amore" e "Il piacere di soffrire" Il suo ultimo libro è "Architettura e felicità" Tutti pubblicati in Italia da Guanda (Traduzione di Anna Bissanti) 
 
 
 
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