Tre nuove torri di edilizia residenziale cooperativa svettano lungo il Naviglio Grande, all'altezza del cavalcavia don Milani, costruite all'interno di un P.I.I. (Programmi Integrati di Intervento) che comprende anche un nuovo giardino e la ristrutturazione degli ex stabilimenti Loro-Parisini, progettati nel 1956 da Caccia Dominioni. Sia il piano d'insieme che i suoi esiti architettonici sembrano piuttosto stentati. Il progetto d'insieme appare eccessivamente schematico e non riesce a far interagire i diversi elementi tra loro, con il giardino che rimane troppo separato e rinchiuso tra la ferrovia e gli edifici.
Nell'architettura delle torri, l'evocazione di un certo tono «civile» milanese vagamente neoclassico, attraverso i materiali - pietra grigia e intonaco giallo chiaro - e la regolarità delle aperture, rimane un'intenzione epidermica. Mentre il disegno delle schermature metalliche poste sopra le coperture ha qualcosa di sgraziato e ricorda un cappelletto troppo piccolo in testa a una figura corpulenta. Neppure il fatto, raro a Milano, di avere un residuo di paesaggio su cui affacciarsi (il naviglio) sembra aver attivato un qualche principio di articolazione architettonica più sostanzioso del mero ordine condominiale.
Complessivamente, un progetto senza slanci che fa rimpiangere la grazia e animazione della vicina architettura di Caccia Dominioni, i suoi movimenti di scale e passerelle, lo scatto in avanti del suo buffo «muso» sporgente su via Brunelleschi.