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Noto. Così rinasce il duomo crollato

 

La ricostruzione è stata realizzata mattone per mattone usando la calcarenite

Testata:
la Repubblica
 
Data:
13-03-2007
 
Autore:
Paola Nicita
 
 
Ad undici anni dal suo crollo, rinasce il duomo di Noto. Alla storia del restauro del monumento che è considerato l'emblema dell'anima del Barocco, è dedicato questo mese un articolo dell'edizione italiana del National Geographic, con testo e foto di Antonio Politano.
La storia del crollo sta tutta in un pilastro riempito di pietre di fiume, che cadde trasportando con sé, per un terribile effetto domino, i rimanenti pilastri dell'edificio sacro, causando così il crollo della copertura della navata centrale e gran parte della cupola.
Era il 13 marzo 1996 e la notizia del crollo arrivava a cinque anni di distanza dal terribile terremoto che aveva colpito la Sicilia sudorientale.
Si comprende, dunque, quanta attesa ci sia per rivedere questo gioiello, che dall'alto della sua spettacolare scalinata monumentale osserva le altre bellezze della città. Edifici e costruzioni scolpiti nel tufo plasmato in decorazioni avvitate su se stesse, che dal 2001 hanno ottenuto anche una tutela speciale dall'Unesco, che le ha inserite nella World Heritage List, ovvero la lista del Patrimonio mondiale dell'umanità.
Ma il crollo della chiesa è stata anche fonte di pubblicità indiretta, e secondo Agatina Trigona, nobildonna di Noto, si è trattato di una benedizione: «Il vero miracolo è stato far crollare la cupola. Noto, prima dimenticata da tutti e poi finalmente riscoperta».
I lavori in cattedrale sono quasi finiti e l'inaugurazione, prevista per Pasqua, slitterà ancora un po': intanto la chiesa è stata liberata dai ponteggi e già solo l'esterno è un colpo d'occhio eccezionale. E la lanterna è già tornata ad illuminarsi la notte. Nel frattempo i restauratori stanno ultimando il recupero di alcuni spazi interni, delle cupolette e stanno effettuando gli ultimi ritocchi alla scalinata monumentale. I titolari del progetto di ricostruzione sono l'architetto Salvatore Tringali insieme all'ingegnere Roberto de Benedictis. Spiegano che per recuperare questo prezioso edificio hanno scelto di adoperare materiali antichi ma con le tecniche di oggi, per il risultato di un recupero contemporaneo nel segno della tradizione.
Un lavoro mai fatto prima in Italia, con la ricostruzione realizzata mattone dopo mattone, tutto a mano secondo la maniera antica. Anche la pietra è la stessa di centinaia di anni fa, la calcarenite bianca presa nelle stesse cave e già usata per la cattedrale nel Settecento.
Anche i pilastri rimasti in piedi sono stati oggetto di recupero, per vietare che possa ripetersi l'accaduto: un intervento per migliorarne l'efficacia strutturale e antisismica. Le parti crollate della cupola sono state interamente ricostruite, mentre nel punto esatto dove avvenne la frattura un capitello appena scolpito affianca un capitello originale non restaurato, per evidenziare la differenza tra il vecchio e il nuovo.
Felici del recupero sono anche il vescovo di Noto, don Giuseppe Malandrino e il parroco della cattedrale, don Salvatore Bellomia, che dal 1989 è costretto a celebrare la messa nella vicina chiesa di San Carlo, che a proposito della cattedrale ritrovata parla della fine di un lutto e dice: «La dimostrazione che si può e si deve andare avanti, senza stupidi trionfalismi ma senza riprodurre il fetido gioco del Gattopardo».
Il crollo della cattedrale ha portato con sé anche una comprensibile ondata di polemiche e denunce: Vincenzo Belfiore, del Circolo Legambiente di Noto sottolinea una mancanza di attenzione: «La cattedrale non doveva cadere, c'erano gli elementi per capire e intervenire in tempo. Ci sono state indagini, assoluzione, condanne per incuria e negligenza, si è speso dieci volte quanto sarebbe servito al consolidamento necessario prima».
Antonio Politano racconta anche le bontà e le bellezze paesaggistiche del Val di Noto: i mirti, i gelsi, le mele cotogne e il pistacchio che serviranno per la composizione di liquori, granite e gelati. Perché la forza di questo luogo è anche una certa integrità, come ad esempio accade per la riserva orientata da Vicari, istituita nel 1984 che ha protetto oltre otto chilometri di costa dall'edilizia selvaggia che ha colpito l'area circostante.
Resistono un'antica tonnara, i fenicotteri rosa che sostano qui nelle loro migrazioni tra Africa e Balcani. Al paesaggio di questo angolo di Sicilia è dedicato anche un festival, giunto alla sua terza edizione, diretto da Costanza Messina, che propone arte, spettacoli e musiche ispirati a questo speciale contesto.

 
 
 

 

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