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  POINT Z.E.R.O. , Professionisti cuore dell'economia  

Professionisti cuore dell'economia

 

All'indomani della fiducia al governo Prodi, stato dell'arte dei rapporti fra politica e professioni

Testata:
Italia Oggi
 
Data:
14-03-2007
 
Autore:
Giovanni M. Vencato segretario Ala Assoarchitetti
 
 
Grande confusione regna nel cielo astrale dei professionisti italiani: Prodi è caduto e poi risorto, ma questo non ha giovato a fare chiarezza sulla latitante riforma del nostro settore. Infatti, seppure tra i punti del dodecalogo prodiano non negoziabile vi sia in quinta posizione 'prosecuzione dell'azione di liberalizzazioni e di tutela del cittadino consumatore nell'ambito dei servizi e delle professioni', alla ripresa delle audizioni, ma non della concertazione, con le componenti del sistema delle professioni, dobbiamo constatare che manca nel mondo politico italiano ogni accenno a una sincronizzazione del sistema delle professioni alla Strategia di Lisbona, che pone la centralità della conoscenza al 'triangolo dell'innovazione', al riconoscimento della progressiva terziarizzazione dell'economia nazionale e comunitaria, al riconoscimento delle professioni come primario comparto adduttivo di puro plusvalore alla ricchezza nazionale, all'apertura verso i mercati esteri del settore professioni e servizi in chiave competitiva per un rilancio della presenza italiana nel mondo.
Il premier Romano Prodi, nella replica sulla fiducia alla camera, ha ribadito che il governo intende proseguire con il programma delle liberalizzazioni, anche se 'ci sono resistenze da parte di chi non vuole un mercato più aperto e trasparente' per 'scrostare interessi storici che, seppure legittimi e consolidati, frenano il paese' grazie alle progressive liberalizzazioni con le quali 'aiutiamo il consumatore'. Dunque si pone il cittadino, con l'attribuzione della connotazione prevalente di 'consumatore', quale soggetto primario e centrale dell'azione del governo contro tutti i prestatori di beni e servizi, non tacitamente consenzienti verso le liberalizzazioni. Nulla di male, si tratta della presa d'atto di una strategia politica, confermata, per esempio, dalla rapida conversione in decreto legge n. 7/2007, recante 'Misure urgenti per la tutela dei consumatori' di quello che era un disegno di legge di Bersani.
La medesima connotazione di cittadino 'consumatore' è più volte richiamata anche nella riforma Mastella e non si tratta di una casuale assonanza né di una semplice questione lessicale il fatto di designare il cliente del professionista, l'assistito dell'avvocato, il committente dell'architetto, il paziente del medico con il termine che si vuole omnicomprensivo, ma anche riduttivo, di 'consumatore' tout court.
Alla camera, in sede di voto di fiducia, Prodi ha anche risposto alle accuse dell'opposizione riguardo all'irrilevanza delle liberalizzazioni finora attuate: 'Ci siamo occupati di banche, di assicurazioni, di servizi pubblici, di energia, di professioni, di opere pubbliche. Credo che noi non stiamo parlando di cose minime'. Ma sono i risultati che contano e, a questo riguardo, quando Pierluigi Bersani presentò il primo bilancio sullo stato di attuazione della legge 248/2006, fu costretto ad ammettere che a sei mesi dall'entrata in vigore, le liberalizzazioni avevano ottenuto effetti positivi solo a carico del settore delle professioni: tariffe, deontologia, farmaci da banco e passaggi di proprietà auto; mentre per tutto il resto del provvedimento (e dei settori economici 'liberalizzati'), Bersani ammetteva letteralmente: 'Il bilancio non è esaltante, perché si registra qualche ritardo' per distribuzione commerciale, taxi, conti correnti bancari e rc auto. Alle constatazioni di Bersani, si aggiungono oggi critiche provenienti da settori vicini a Prodi.
Francesco Giavazzi, autore del decalogo estivo, ispiratore del programma per il venturo Prodi primo, prendendo spunto dal progetto di legge del governo per l'introduzione anche in Italia delle 'azioni collettive' (class action) nelle cause civili, si chiede se la riforma delle professioni saprà affrontare anche temi di questa portata, e giunge a concludere criticamente che Prodi ha di fronte a sé due possibilità: proporre grandi principi e poche indicazioni concrete, come nel dodecalogo, oppure avere il coraggio di essere specifico col rischio di rompere la maggioranza appena ricostituita.
Critiche al governo sulla riforma delle professioni, volte a massimizzare la tutela del 'consumatore', giungono anche dal presidente dell'Antitrust, Antonio Catricalà, ascoltato presso le commissioni riunite giustizia e attività produttive della camera dei deputati, nell'ambito dell'indagine conoscitiva sulla riforma delle professioni avviata in gennaio. Catricalà, ribadendo l'indifferibilità di una riforma, ha dichiarato che questa dovrebbe ispirarsi al principio secondo cui le normali dinamiche di mercato, lasciate libere di agire, riescono meglio dell'intervento pubblico a selezionare i servizi nella quantità, qualità e gamma ritenuti più adeguati dagli utenti. Tale processo di liberalizzazione avrebbe lo scopo di rendere più efficienti i mercati dei servizi, con vantaggio per l'economia generale del paese: 'I principi di concorrenza possono essere applicati in modo compatibile con le esigenze di protezione sociale e di tutela degli interessi pubblici che devono essere garantite dalla regolazione dei servizi professionali'. A un'apertura liberista, Catricalà affianca una critica alla legge delega Mastella, laddove rileva che c'è poca chiarezza dell'espressione 'interesse generale' che rischierebbe di mantenere le riserve e ridurre la competitività in favore del 'consumatore'. Poi, la pubblicità professionale come configurata 'rischia di essere un passo indietro, invece che in avanti, circa la liberalizzazione' del settore. Infine, Catricalà ha osservato che l'introduzione del concetto di 'credibilità e decoro delle professione' in relazione al rispetto della deontologia, rilancia forti poteri discrezionali degli ordini e limita di fatto la concorrenzialità.
Articolata la posizione del Cnel, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro, sul disegno di legge di riforma delle professioni; infatti il presidente Antonio Marzano, nel corso delle audizioni parlamentari, ha presentato ai membri delle commissioni giustizia e attività produttive due documenti separati, uno 'condiviso a larga maggioranza', sostanzialmente favorevole al riordinamento del settore, e uno 'contrario' votato da una minoranza composta, tra gli altri, dai consiglieri Roberto Orlandi (presidente agrotecnici) ed Ernesto Landi (presidente biologi).
In questo quadro critico, Clemente Mastella interviene a Napoli qualche giorno fa e, nell'affermare che la modifica degli ordini professionali, 'gonfiati, con incredibili anabolizzanti', è tanto urgente quanto necessaria: ciò dimostra che anche l'autore della legge delega in pole position per la riforma delle professioni confonde drammaticamente la riforma delle professioni con la riforma degli ordini.
Dal canto loro, gli ordini, spontaneamente e informalmente coordinati nel Cup, sono apparsi finora un po' latitanti dopo aver dichiarato di voler lanciare la controriforma rispetto al governo, opponendo a Mastella e Prodi oltre 500 mila firme da raccogliersi in più di cento città, con l'obiettivo di modificare la riforma delle professioni sostituendola con una proposta alternativa.
Tutto ciò succede mentre Giuseppe De Rita, segretario del Censis, col rapporto annuale, rileva che nel paese reale, all'interno delle attività professionali si stanno muovendo flussi di cambiamento e che, nel terziario, si stanno verificando alcuni fenomeni importanti sotto il profilo della rappresentanza degli interessi, poiché i lavoratori terziari esprimono una domanda di nuovo protagonismo che si traduce nella creazione di aggregati nuovi in grado di dirigere flussi di consenso consistenti.
Lo scenario è estremamente fluido ma, in conclusione, resta da dare una risposta alle essenziali domande poste nel corso del recente forum internazionale Praxis 'La vita intellettuale. Professioni, arte e impresa in Italia e nel pianeta' tenutosi pochi giorni or sono a Bologna: qual è la scommessa che le professioni si trovano a formulare oggi? Come ciascuno, professionista, imprenditore, artista, valorizza la particolarità che lo distingue e la indirizza verso la qualità e l'eccellenza? Qual è il prodotto intellettuale? Come il professionista entra nel processo di produzione delle imprese o di decisione rispetto al management? Come diventa imprenditore e quindi propone soluzioni e progetti innovativi? Come esce dal proprio studio professionale per incontrare l'impresa, la città, le istituzioni, divenendo quindi non più solo un consulente, seppur ad altissimo livello, ma un protagonista a tutti gli effetti della vita pubblica ed economica che si trova a vivere?
Tutte domande che purtroppo non sembrano destinate a trovare risposta nella legge di riforma delle professioni.

 
 
 

 

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