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  Documenti LLPP e Protezione Civile , Nella città senza regole. Per capire che fare - Periferie, l'anima vuota  

Nella città senza regole. Per capire che fare. Periferie, l'anima vuota

 

Fuori porta, tra casermoni e aree in disuso. Ma anche i quartieri alti riservano brutte sorprese

Testata:
Corriere di Bologna
 
Data:
14-03-2007
 
Autore:
Arturo Carlo Quintavalle
 
 
Un'altra tappa nella «Bologna che soffoca». Questa volta andando fuori porta, nella prima periferia della città. Per vedere, se anche un po' più lontano dal centro storico, i problemi di degrado e di improvvisazione nell'arredo urbano sono gli stessi che affliggono il cuore di Bologna. Nella prima tappa del viaggio, Arturo Carlo Quintavalle, nel suo reportage tra via Indipendenza, via Zamboni e via Rizzoli, aveva evidenziato alcuni punti dolenti dell'urbanistica. La maggior parte delle insegne si propone con libertà incontrollata: scatolati di plastica e luci al neon, colori lucenti esaltati da riflettori fortissimi. Le vetrine dei negozi hanno dimensioni sempre diverse e non rispondono a norme precise. A causa di un lungo periodo di disattenzione, non c'è una vera pianificazione dei colori, delle luci, delle forme. E poi i cassonetti davanti ai monumenti storici, i segnali stradali senza una gerarchia, i graffiti a rovinare i palazzi storici. Insomma, un'incuria e un'indifferenza che, negli anni, hanno rovinato il volto della Bologna storica. Nelle periferie, invece, cosa è successo nel frattempo? Quintavalle ha scelto la Bolognina per cominciare il suo percorso periferico. Poi è andato allo Stadio, sui colli, in via Stalingrado. E poi è tornato, solo per un attimo, in via Zamboni.

Periferie, l'anima vuota
Bologna, una città che rischia di soffocare, giorno dopo giorno, a poco a poco, nel caos delle sue strade, delle sue piazze, dei suoi portici. Un caos fatto di luci e colori in disordine, di segnalatiche sconnesse, di pavimenti rattoppati alla meno peggio, di insegne invadenti. Non solo nel centro.
Ma da dove cominciare questo giro oltre le porte? Abbiamo scelto la Bolognina, appena al di là dei binari della stazione. Il suo polo, Piazza dell'Unità, incrocia molte strade su cui affacciano enormi condomini con sotto ampi portici. Sono condomini che hanno sostituito un'edilizia diversa, ma quale? Basta fare il confronto, proprio sulla piazza, fra l'edificio a due piani, quello a tre e quello a quattro, uno di soprelevazione, per capire che i costruttori di due generazioni sono stati lasciati liberi di far crescere le case sempre più alte.
(...)
Proseguiamo lentamente: ecco i casermoni, ma anche dei piccoli supermercati, qualche banca, il solito arredo urbano con cassonetti a bilanciere che qui, certo, non sono in conflitto con il contesto. Lo stesso in via Franco Bolognese dove appare anche un condominio appena costruito, vagamente di sapore postmodern, segno che le classi meno abbienti possono essere espulse anche da qui; appena oltre, ecco le case di un difficile dopoguerra. (...)
Entriamo nell'area dell'ex mercato ortofrutticolo per il quale il Comune espone un cartello che prevede certo il risanamento. E' incredibile vedere in piena città quest'area malamente cintata, qualche volta con filo spinato: dentro capannoni crollati, tralicci, muri tagliati a livello suolo, come in una Dresda bombardata. (...)
Andiamo dall'altra parte della città, nella zona dello Stadio che impatta direttamente sul portico di San Luca. I tralicci altissimi dei riflettori rendono infinitesimale la strada coperta del portico ma il peggio è il peso ottico dell'enorme balconata di ferro e cemento del catino rinnovato che trasforma il senso del portico, quasi un supporto improprio al cemento e al ferro sovrastanti. (...)
Saliamo adesso verso il quartiere più accattivante di Bologna, quello sulla collina dove c'è anche l'ospedale Rizzoli: strade perfettamente tenute, villini, verde, piante, tutto perfetto, direi. Continuiamo a salire fino a un punto panoramico in Via di Barbiano: qui, traguardando oltre una dissestata righiera di metallo, si apre un bellissimo panorama sulla chiostra dei monti che sfiorano la città. Contro la ringhiera gli immancabili contenitori a bilanciere per le immondizie. Occupano anche lo spazio della fermata dell'autobus. (...)
Appena esci dal privato, quello dei bei giardini intravisti salendo, inizia l'abbandono. Il degrado.
Usciamo dalla città, su Via Stalingrado. Superati gli edifici recenti, l'albergo, la Galleria d'arte moderna, arriviamo a una zona non ricostruita: sono le vecchie fabbriche, i vecchi capannoni abbandonati.
(...)
Se una città è una macchina per abitare, come sosteneva un grande progettista, i limiti devono essere chiari, non si può divorare senz'ordine il territorio. Ancora, nella città, le funzioni devono essere divise, e deve esistere anche un rapporto pianificato fra spazi urbani e luoghi di incontro collettivo. A Bologna gli spazi antichi, dentro le mura, esistono ancora anche se erano pensati per alcune decine di migliaia di persone e non per una popolazione di mezzo milione. Fuori le mura invece non esiste niente.
(...)
(2. - continua Il precedente articolo è stato pubblicato venerdì 9 marzo)

 
 
 

 

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