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  Master Universitario Europeo di secondo Livello in "Rigenerazione Urbana - Tecniche di analisi per la protezione e la riqualificazione dell'ambiente costruito" - Parma , La Bologna che soffoca  

La Bologna che soffoca

 

L'assalto di scritte e colori uccide la città antica. Complici incuria e indifferenza

Testata:
Corriere di Bologna
 
Data:
09-03-2007
 
Autore:
Arturo Carlo Quintavalle
 
 
Guardiamo la città, andando a piedi nelle vie più importanti del centro. Bologna, densa di architetture, immagini che illuminano la storia, ha un volto che cambia sempre più rapidamente. Che la trasforma, ne muta il senso e i rapporti. Che rivoluziona quello che chiamiamo arredo urbano, dalla pavimentazione ai cestini dei rifiuti, dalla segnaletica ai cassonetti, dalle vetrine alle insegne. Il percorso che vi proponiamo potrebbe essere raccontato per pagine e pagine, ma, per capire, bastano alcuni esempi. E qualche foto.

VIA INDIPENDENZA - Cominciamo da qui, l'asse nordsud del centro. Subito, sulla destra, un bar che fa angolo propone una insegna fintoantica della «Coca Cola » con sotto la scritta «Ice cold sold here»: l'impatto dell'insegna e dei profili bianchi altera le proporzioni delle architetture, ne modifica il senso. Dall'altra parte della strada un negozio di scarpe propone un'insegna a scatola dai colori violenti, luci che distruggono il ritmo dello spazio circostante.
L'arredo urbano propone discutibili pilastrini metallici a parallelepipedo, con sopra una sfera: ce ne sono un po' ovunque (2). Bruttissimi.
Il pavimento alla veneziana sotto i portici è spesso in uno stato più che precario di conservazione. I rattoppi sono numerosi, qualche volta in cemento, qualche volta appaiono anche tracce di asfalto (3): una manutenzione da ripensare. Con urgenza, ci pare.
Il centro di piante bonsai sembra una struttura provvisoria con i suoi cartelloni che spezzano il canale sotto il portico e impattano fin sulla strada. L'idea di rispettare le dimensioni e il carattere delle architetture è del tutto ignorata quando si tratta di inventare un'insegna
(4), come nel caso del negozio di abbigliamento dove le scritte delle due campate delle vetrine non sono neppure delle stesse dimensioni e allo stesso livello. E perfino le banche, per la necessità di «fare immagine» con le proprie insegne, a volte sembrano aver sottovalutato gli effetti dell'impatto visivo sull'ambiente storicoarchiettonico.
E la segnaletica? Quella stradale è a volte meno evidente di quella commerciale con la M di «McDonalds» che contrappunta il divieto di sosta. Le lettere Pop, a rilievo, colorate, della vetrina di un ottico scardinano il sistema estetico delle strutture mentre, lì vicino, un negozio di scarpe sfonda lo spazio ritmato di due arcate trasformandolo in uno sistema unitario con due colonne di metallo al centro, stile postmodern. Non mancano gli apporti di pura, ironica fantasia. La scritta appiccicata «Too hard find a friend», difficile trovare un amico, dà bene il senso di un certo vivere in città (certamente non solo qui).
I contenitori dei rifiuti sono piccole, nere pagode cinesi, e fanno da contrappunto ai cassonetti a bilanciere che si vedono qui e ovunque. Troppo. Sul pavimento non mancano tracce preziose di usi antichi, come la scritta «Albergo diurno Salus » ma i tasselli si vanno sfaldando.
Siamo vicini alla fine della strada. Vicino alla cattedrale di San Pietro un pilastrino di pietra che segna il marciapiede è imprigionato dai tubi metallici di un cantiere. Ai suoi piedi una catena «protettiva» di blocchi di plastica, schierati lungo la strada
(1). Biancoarancione biancoarancione. Si vedono benissimo. Anzi, si sentono anche: un pugno nell'occhio.

VIA RIZZOLI - Giriamo l'angolo ed entriamo nella strada che fu aperta sfondando il sistema del tessuto medievale e abbattendo molte torri. Ormai sole, là sullo sfondo, Garisenda e Asinelli. Qui dominano banche e assicurazioni che si affacciano su marciapiedi mal conservati, sconnessi, rattoppati (e questo a prescindere dalle ristrutturazioni edilizie in atto).
Tante insegne troppo luminose, troppo grandi e prepotenti. Non lontano riecco McDonalds che con le sue insegne standard, qui rimpicciolite, spezza con la sua lingua postPop i ritmi della strada. Di sera la penombra dei portici. Il buio, quasi. Per quello che fu il salotto di Bologna.
Pacato l'inserimento della libreria Feltrinelli nel Palazzo quattrocentesco degli Strazzaroli, ma appena giri l'angolo di via Zamboni, il disastro: l'edicola con le scritte, le moto e le bici fuori di ogni griglia. E soprattutto la sfilata assurda dei contenitori delle immondizie, una sequenza lineare neppure compattata, esattamente davanti alla facciata della chiesa VIA ZAMBONI - Proseguiamo: sulle colonne di cotto, avvisi appiccicati da chi cerca o offre camere in affitto Ma c'è qualcosa che disturba di più: le file dei contenitori per il vetro e di quelli dei rifiuti. Una linea unica, proprio davanti alla chiesa di San Giacomo Maggiore non era possibile spostarli altrove, ad esempio al fondo della piazza, dal lato opposto, e raggrupparli su due linee?
Passiamo oltre, in piazza Verdi, dietro le absidi di San Giacomo Maggiore, dove stavano le colonne di Arnaldo Pomodoro, rimosse proprio perché coperte di bellissime scritte colorate: ecco un colpo di vernice viola sulla Deposizione che sta sopra il self service «La scuderia». Ancora, poco distanti, muri interi di fogli, avvisi, offerte, richieste di carta e, sotto, un giovane in posa da meditazione buddista. E di nuovo contenitori di immondizie. Qui però, sotto i portici, nessuna scritta spray: sono state installate le telecamere. Questione di metri: di poco oltre il loro raggio d'azione, come uno sberleffo, ecco un portone «istoriato», anche divertente, devo ammetterlo Il viaggio può fermarsi qui: può bastare per capire, forse. Le altre strade del centro non stanno meglio. È una comunicazione urbana caotica, scompaginata. E che quasi ogni giorno peggiora. Nell'indifferenza.

 
 
 

 

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