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Il massacro del design

 

Il saggio sugli "oggetti artistici" di Manlio Brusatin

Testata:
la Repubblica
 
Data:
21-03-2007
 
Autore:
Vittorio Gregotti
 
 
Il successo del «design», proprio nell'attuale globalistica e mercantile concezione del termine, è consolidato da un quarantennio, anche se in questo lungo periodo ha cambiato di senso e di obiettivi più di una volta. Anche la letteratura intorno all'argomento più che infittita è dilagata, un po' per compensare una trascuratezza ingiusta di cui è stata vittima per un po' di tempo, un po' per inseguire il dilatarsi del suo stesso dominio. Come non scriverne oggi che tutto è diventato «design», dal progetto dei prodotti industriali o meno a tutte quelle che i «grandi magazzini» definiscono le merci dure, dalla moda dei sarti e dei parrucchieri sino a considerare la stessa architettura un oggetto ingrandito di «design», il disegno della città in un insieme di concorrenziali vocianti oggettoni. Anche le arti un tempo figurative, poi visuali - televisive sono diventate design transitorio.
In un testo del 1991 (Il design e l'arte di Babele), Gianno Vattimo discuteva, a mio avviso in modo fondato, proprio delle ragioni del «restringersi della forbice tra design e arti visive» e del problema, quindi, del ruolo della forma nell'attuale condizione di estetizzazione generalizzata nella produzione dei manufatti. Ma è necessario non allargare le opinioni preventive se voglio scrivere del nuovo libro di Manlio Brusatin Arte come design (Einaudi, pagg. 233, euro 18) che di tutte queste questioni discute secondo una posizione forse conclusiva di un intero ciclo storico di considerazioni. Perdersi in questo affascinante labirinto critico-letterario, descritto certamente con maestria, rende la nostra lettura un brillante piacere. Forse anche il «design» ha trovato in questo senso il suo Alberto Arbasino, con tutta la coltissima, saggia mescolanza di sacro e profano che questo comporta.
(...)
Chi sa se un giorno torneremo a parlare di disegno (invece che di «design») nel senso più antico e proprio della nostra lingua: quello di progetto, si spera con tutta l'etica della responsabilità che questo comporta.

 
 
 

 

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