Un'immaginazione senza limiti è alla base del suo lavoro. Guido Moretti, 64 anni, non è solo un ingegnere. Oltre a progettare, dipinge, scrive e costruisce, mai in maniera scontata. Quando si laureò nel '69, la sua tesi fu molto contestata nell'ambito accademico: descriveva i complicati meccanismi di «una macchina inutile», tanto complessa da poter essere usata solo da un superuomo. Esattamente la visione opposta che Moretti ha delle tecnologie: utili solo se rivolte all'uomo.
È servita tutta la sua inventiva per costruire in Algeria la «Casa della Mujer», la casa della donna, luogo di accoglienza per il popolo Saharawi che sfida l'ostilità del deserto. Realizzata con tecniche bioclimatiche, è il frutto degli studi di Moretti sulla possibilità per l'uomo di insediarsi in luoghi inospitali, progetto sempre sostenuto dal centro interdipartimentale di Scienze dell'Islam di Bologna. «Lo appassionano i fenomeni straordinari - racconta l'amico architetto Piero Sartogo - ma Guido non progetta soltanto. Interpreta».