La parola palazzo, in qualunque lingua (palace, palast, palais, palacio) rimanda al potere e alla sua sede. Ma in sé indica «ciò che sta sul monte Palatino», e cioè la residenza imperiale di Roma. Ogni «palazzo» - dunque - è tale in quanto evoca l'unico «palatium» per antonomasia, quello di Roma. Un luogo fisico è diventato così un concetto universale. Bene: questo luogo fisico sta crollando. Come è crollato un tratto delle Mura Aureliane e come ha rischiato di crollare la Domus Aurea. Il colle su cui Romolo aveva succhiato il latte della Lupa, dove si trovano le più antiche tracce dell'abitato dell'Urbe, dove Cesare e Cicerone avevano fissato le loro rispettive case, Augusto la sua dimora regale, gli imperatori Flavi i loro palazzi, è oggi il più grande malato di tutta l'area archeologica romana. Lo Stato non è inerte, ma non è neppure così sollecito come dovrebbe, per cui la corsa contro il tempo non si sa ancora da chi sarà vinta. Il Palatino è oggi una gruviera, non solo perché pieno di voragini, ma proprio per la sua stessa struttura: una collina urbanizzata in età arcaica repubblicana, sopra la quale sono stati elevati i palazzi di età imperiale, sui quali - infine nel Seicento i farnese hanno allestito i loro giardini. Se i più recenti edifici sono malmessi, quelli antichi - e che reggono il peso - rischiano di non tenere più. Il quaranta per cento dell'area non è agibile. Una lunga teoria di transenne sbarra gli accessi. (...)
«Non c'è dubbio che tutta la collina vada consolidata e tutte le strutture restaurate - ha detto il soprintendente Bottini - ma il lavoro dell'ingegner Croci ci ha consentito di stabilire delle priorità. In quanto la diagnosi, se ha evidenziato che la metà del costruito è danneggiata gravemente, ha anche articolato l'urgenza degli interventi in tre fasi successive: le opere da fare subito (quasi tutta l'area perimetrale), quelle che possono aspettare un po' di più e quelle che si possono fare in un terzo tempo». (...)