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Il design senza griffe che resiste alle mode

 

Tutti li conosciamo e spesso ancora li usiamo, ma ignoriamo il nome del progettista

Testata:
la Repubblica
 
Data:
28-03-2007
 
Autore:
Anna Cirillo
 
 
Si vedono e si utilizzano di frequente, a volte quotidianamente. Sono oggetti di uso comune, rimasti uguali nel tempo. In produzione da anni, per l'alta qualità della progettazione e il successo che hanno avuto hanno segnato la storia delle imprese. Imprese molto spesso milanesi. Articoli vari, con una caratteristica comune: chi li ha pensati, con quello stile e quelle funzioni, chi ha risolto un problema unendo in modo geniale estetica e funzionalità, è spesso un personaggio oscuro, poco conosciuto. O conosciutissimo, come l'artista futurista Depero, per esempio: ma il prodotto è riuscito a surclassare, in quanto a fama, chi lo ha inventato. In un'epoca in cui la firma di un oggetto fa la fortuna del designer e nessuno mai si sognerebbe di produrre qualcosa senza nome o brand, esce in un libro il primo inventario di oggetti anonimi italiani, una settantina. Anonimi nel senso che poco si sa di chi li ha progettati: un designer, un ingegnere, un artista, o l'ufficio tecnico di un'azienda.
Si va dalla cucitrice ancor oggi sui tavoli di tutti gli uffici, sempre quella dal 1948, con le linee pratiche ed essenziali elaborate da Aldo Balma, fondatore del marchio Zenith, alla bottiglietta di Campari Soda simbolo di aperitivi fin dai tempi di Depero, che disegnò nel 1932 quella forma, realizzata nelle Vetrerie Bordoni di Milano. (...)
Il libro di Alberto Bassi, docente di Storia del design allo Iuav di Venezia, che oggi è al centro dell'incontro «Design senza aggettivi» in Triennale con Michele De Lucchi, Anrico Morteo, Sergio Polano e Anna Maria Testa, è anche pieno di notizie curiose. Chi ha inventato la prima tuta o il cono del gelato? Merito del pittore futurista Thayaht nel caso della tuta (1920), di due immigrati italiani, Antonio Valvona e Italo Marchiony, per il cono: tra il 1902 e il 1903, al posto della carta per avvolgere il gelato da passeggio, pensarono ad un altro cono, ma di wafer.
«Design anonimo in Italia. Oggetti comuni e progetto incognito» di Alberto Bassi, Electa, presentazione oggi alle 19 in Triennale, viale Alemagna 6.
 
 
 

 

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