In America, si sa, "italian style" è una parola magica, spalanca le porte dell'alta società e fa ossequiare stilisti e artisti come degli eroi. La buona fama del design italiano infatti copre tutti i campi della creatività umana, dalla progettazione di una lampada, di un cucchiaio, come si suole dire, a quella dell' auto, dei mobili, degli abiti, dei gioielli. Il campo è in realtà sconfinato e sconfinante, in quanto il designer che in Italia ha sempre avuto una formazione umanistica, provenendo da studi di Architettura o d'Accademia, più che tecnica, da Ingegneria, allunga le antenne sui diversi settori della realtà, è sensibile ai fermenti e alle esigenze sociali nuove e dei giovani, anticipa spesso una presa di coscienza generale, vive della stessa linfa degli artisti che frequenta e affianca. Il designer potrebbe essere considerato insieme una coscienza critica del suo tempo e un creatore d'arte abbordabile per tutti, di oggetti belli che si guardano e mostrano con orgoglio anche se non sono più d'argento, di cristallo, o di materiali preziosi come per i nostri nonni, ma di plastica e fibre povere e sintetiche, nobilitate in forma e colore da una forte personalità. Al Mart di Rovereto si offre ora l'occasione di verificare la contemporaneità e consanguineità dei progetti di designers italiani del XX secolo con le opere d'arte dei maggiori artisti italiani (da Balla a Sironi, Casorati, Manzoni, Guttuso, Fontana, Cucchi). (...)