Prossima (e ultima) fermata, Notte Bianca 2008. Tra 18 mesi. Solo allora finiranno i lavori di ristrutturazione e ampliamento del nuovo Macro, museo d'arte contemporanea di Roma, nella sua sede principale di via Reggio Emilia. Il cantiere del grande progetto, firmato dall'architetto (donna) francese Odile Decq, è stato visitato ieri dal sindaco Veltroni, dagli assessori all'urbanistica, Roberto Morassut, e alla Cultura, Silvio Di Francia. Presenti anche il direttore del museo Danilo Eccher, il sovrintendente comunale Eugenio La Rocca e i responsabili dell'impresa che effettua i lavori.
Un pool di esperti al completo, per fare il punto su questa opera pubblica il cui cantiere, nel corso del tempo, ha accumulato vari ritardi, in parte - è stato spiegato anche ieri - a causa dei ritrovamenti archeologici (e relative varianti di progetto) nel sottosuolo: strutture murarie divisorie di vigneti risalenti al XVIII secolo e soprattutto una cava romana d'epoca arcaica, VI secolo avanti Cristo, opera che resterà in parte visibile nei sotterranei del futuro museo.
Era il 23 settembre 1999 quando il non ancora ribattezzato Macro (all'epoca si chiamava Galleria comunale d'arte moderna) aprì i battenti, inaugurato da Ciampi, in uno degli edifici dell'ex birreria Peroni, insediamento di archeologia industriale progettato nel 1912 dall'architetto Giovagnoni in stile tra barocchetto e liberty. Fin da allora si iniziò a parlare di ampliamento, fino a quando - aprile 2001 - il progetto della Decq fu scelto da una giuria internazionale in seguito a concorso bandito dal Campidoglio nel 2000.
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