Con cadenza abbastanza regolare Renato Rizzi, architetto e teorico di architettura, nonostante i suoi numerosi impegni professionali che lo vedono impegnato ormai da anni a livello internazionale - in questo periodo è presente con dei progetti a Danzica e a Shanghai - propone i suoi scritti sull'architettura. Tra i più recenti vale la pena di ricordare Miseria e riscatto, scritto con Giovanni Leo Salvotti, e il libro su Massimo Scolari. (...)
Se leggiamo le riviste o i libri di architettura ci troviamo a confrontarci e misurarci con un linguaggio, seppur specifico della disciplina, che illustrano dei progetti o teorizzano gli sviluppi urbani contemporanei, se vogliamo espressi, un linguaggio fisico. Ma con la scrittura di Renato Rizzi e le questioni che pone, come risultato delle sue riflessioni, siamo immediatamente sospesi in un linguaggio metafisico che proprio per la natura delle domande trasferisce le modalità tipiche dell'architettura in un pensiero filosofico. I libri citati entrano immediatamente in questioni dove l'architettura è oggetto non solo di riflessione, ma di riconsiderazione dei propri fondamenti e del proprio destino.
Destino che in questo saggio è posto al centro del pensiero e che in qualche modo vuole ostacolare il nichilistico compimento. Rizzi è consapevole della condizione tragica che l'architettura attraversa come fase epocale e ne descrive tutti i punti in cui è più esposta all'attacco, alla demolizione dei suoi più importanti fondamenti. Uno di questi è legato al problema della forma, affrontato sempre anche nei precedenti scritti. (...)