La Milano di Renzo Piano è un enorme polmone verde che ha già cominciato a respirare con le prime attività di cantiere. Un milione di metri quadrati di parco su un progetto complessivo che di metri quadrati ne conta circa 1,3 milioni. Sarà popolata soprattutto da giovani e sarà un mix di case, laboratori di ricerca, fabbriche di idee, università, vivai di imprese, oltreché di luoghi dedicati al tempo libero e alla cultura. Questa estensione del capoluogo meneghino, che comincerà a mostrare il suo profilo nel 2009, ha contenuti avveniristici, ma radici sentimentali. La Sesto San Giovanni delle ex acciaierie Falck, lì dove comincerà a delinearsi tra qualche anno una nuova anima del capoluogo lombardo, ha i suoi antefatti nella memoria romantica di un Piano che, giovane studente di architettura al Politecnico negli anni sessanta, andava spesso nelle acciaierie di Sesto per immortalare con la sua macchina fotografica la Milano industriale di allora, icona dell'operosità lombarda. Ne subiva il fascino: «Era la Milano del lavoro, della produzione, dell'invenzione, della conquista del moderno». L'architetto parte dalle premesse di questo lavoro, con il racconto di una Sesto San Giovanni che, prima e durante la guerra, è sempre stata una città dalla forte identità sociale e politica. Non per niente era chiamata la Stalingrado d'Italia. Il trasporto emotivo personale dell'architetto ancorato ad una serie di motivi più razionali lo hanno spinto a lavorare su questa grande area a sei chilometri dal centro di Milano per progettare «più che una città ideale - ci tiene a distinguere - un'ideale di città». (...)
Nella sua Milano come si vivrà?
«Intanto il verde su cui galleggiano le case è l'elemento che tiene assieme tutto. Ma, soprattutto, vedo questa città piena di giovani. Con Marco Vitale abbiamo sviluppato tutta una teoria sui nuovi mestieri. Ci saranno Università, Laboratori di ricerca e vivai d'impresa. L'idea è quella di tenere insieme la dimensione della ricerca, dell'insegnamento e dei primi mestieri. Ci sono anche dei negozi, ma non rappresentano la dimensione unica. Diamo spazio anche alla dimensione del ricordo. Sesto è un luogo che ha una memoria antica, ben impressa nella mente delle persone. Ci sono grandi cattedrali d'acciaio che vorremmo mantenere. Con Ermanno Olmi, un caro amico e straordinario osservatore, andiamo insieme nel cantiere per vedere quali elementi è importante tenere. Un altro osservatore attento con cui lavoro da trent'anni su questi temi è il fotografo Gianni Berengo Gardin».
Nasceranno una quarantina di torri, dai sessanta ai novanta metri, ad uso residenziale e per uffici. La si può definire una città verticale questa sua Milano?
«Ho fatto delle case alte - preferisco chiamarle così anziché torri - perché io che a Milano ci ho vissuto so benissimo che è più bello alloggiare nei piani alti. C'è più luce e più aria. Nella mia Milano sarà come galleggiare leggeri sopra il verde di un enorme parco».