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Urbanistica e politica, un rapporto ancora difficile

 
Testata:
Il Sole 24Ore Progetti e Concorsi
 
Data:
03-04-2007
 
Autore:
Massimiliano Carbonaro
 
 
I rapporti conflittuali tra architettura e politica, la crisi della città multietnica, le necessità ambientali. La due giorni di convegno "Architettura e politica" organizzato presso il Politecnico di Milano punta a individuare le prospettive future nelle relazioni tra l'attività di trasformazione dell'ambiente cittadino e le decisioni che governano questo processo. «Il rapporto tra politica e urbanistica è innato - ha spiegato la professoressa di pianificazione urbana del Politecnico, Valeria Erba -. Ma è un rapporto conflittuale».
Molti degli intervenuti riconoscono che il futuro dell'urbanistica è strettamente legato alla politica, intesa come scelta di conservare o riqualificare parti di città. Le grandi riqualificazioni stanno cambiando il volto delle metropoli, ma il processo mostra segni di crisi. In alcuni casi è stata la città multietnica a determinare forti tensioni. Secondo il professore di composizione architettonica e urbana del Politecnico, Antonio Piva, un progetto spaziale ha bisogno di interpretare le nuove forme di comportamento dei nuovi gruppi sociali: «Milano non ha ancora potuto dare risposte concrete alle pressioni del cambiamento sia dal punto di vista spaziale sia con un pensiero chiaro». Per l'architetto nonostante le relazioni tra architettura e politica siano strette, gli interventi risultano inefficaci amplificando le problematiche dei gruppi sociali a cui sono destinati. (...)
Il problema per la professoressa di filosofia morale dell'università di Bergamo, Francesca Bonicalzi è riuscire a mettere insieme architettura e politica senza che la coabitazione diventi intollerabile, oppure senza rivolgersi esclusivamente al potere economico alla ricerca di investimenti e speculazioni.
«La città di Milano può essere considerato un caso esemplare - ha commentato il preside della facoltà di architettura del Politecnico, Pier Carlo Palermo -. Le retoriche della politica e gli interessi della società di mercato sostengono processi di trasformazione concreti che presentano una qualità architettonica discutibile e contribuiranno a generare effetti sociali ancora incompresi». In discussione anche la nuova tendenza ad affidarsi ai concorsi adottata da molte amministrazioni. Secondo il direttore del dipartimento di Architettura della Sapienza di Roma, Franco Purini i sindaci esaltano i concorsi, non per promuovere l'architettura ma per i risultati di immagine.
 
 
 

 

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