Le città sono fatte a pezzi, tagliate in 'isole' da strade, ferrovie, edifici, autostrade: tutte le strutture che fino ad oggi sono state ritenute le uniche indicatrici di progresso urbano. Ma c'è un'unità di fondo da recuperare nel paesaggio, anche per guidare le scelte di urbanistica futura. Questa la tesi di «La città a pezzi», il libro di Annarita Ferrante appena pubblicato da Alberto Perdisa Editore (168 pag, 40 euro), che sogna una città sostenibile, a partire dalla ricomposizione di antiche fratture. Una materia complessa giunta alla ribalta delle cronache, come dimostra anche l'accurata selezione dei progetti scelti dalla ricercatrice del Dipartimento di architettura e pianificazioni territoriali della facoltà di Ingegneria di Bologna, che cominciò a raccogliere esempi dal 1993.