Il termine contemporaneo, oltre a indicare l'appartenenza di un evento a un tempo, evidenzia anche la relazione con lo «spirito» del tempo presente, con la sua identità, la sua coscienza, i suoi linguaggi. Nell' ambito dell' architettura, delle arti, della cultura in generale questo termine delinea - tra l' intera produzione culturale-espressiva di un periodo - quella che è appunto portatrice della condizione di «contemporaneità»: capacità di descrivere, interpretare, rappresentare il tempo in atto, codificarlo ed esprimerlo in segni, parole, note. (...) La premessa va fatta per introdurre un interrogativo che riguarda ovviamente Palermo. Viviamo in una città contemporanea? Nei termini sopra descritti si può tranquillamente affermare di no. Ci si può chiedere anche se a Palermo interessa essere contemporanea e addirittura se comprende di non esserlo. Niente edifici, piazze, strade con i linguaggi del nostro tempo, nessun processo di estetizzazione della città attraverso opere d' arte, installazioni urbane, particolari ambientazioni, poche mostre o altri eventi che veicolano la sfaccettata cultura di questo presente, nessuna creatività nell'inventarsi e vivere la città. Quel poco che è stato fatto, a cui si dà il massimo riconoscimento non ha la forza di incidere sullo status generale della città perché quantitativamente ridotto, parziale in molti casi, talvolta incerto. E spesso - anche se fatto con mire di modernità - reso inattuale da se stesso per i lunghi di tempi di realizzazione. (...) C' è poco coraggio in questa città, troppa attenzione rivolta a un passato in cui ci si è rifugiati per l'impossibilità di andare avanti.