Timer alla Bovisa, la prima di tre rassegne sull'arte contemporanea che si succederanno nei prossimi due anni, propone un dialogo e insieme una sfida.
Il dialogo è quello con il pubblico dei giovani che, lì accanto, affollano le aule del Politecnico, la sfida è il recupero di uno spazio differente per l'arte. Il luogo è accattivante: riscoperta e sistemazione di fabbriche dismesse, video in batteria dentro container, libreria, il bistrot affacciato sul cortile.
E la mostra? Per capire consideriamo quello che accade adesso a Milano in fatto di arte: la mostra su Kandinsky e la astrazione a Palazzo Reale e la mostra dei graffitisti al Pac: ciascuna di esse sembra volersi rivolgere a un pubblico diverso. Al Pac, per la prima volta a mia memoria, vedi centinaia di giovani e giovanissimi, anche quelli che vestono alternativo e che ritrovano qui la lingua di strada, le immagini dei desideri segnate sui muri.
La mostra di Palazzo Reale è di grande impegno critico, la cura Luciano Caramel e propone pezzi di qualità molto alta da Kandinsky agli anni '50, dunque una rassegna storica che riscopre le radici della Milano del design, del progetto, della nuova architettura. (...)