Nelle oscillazioni del gusto (titolo celebre di un saggio dell'amato Gillo Dorfles che è stato tradotto in tutto il mondo) sembra quasi che il pendolo si stia assestando, dopo aver rallentato la sua corsa, sul ritorno della frammentazione. Per estensione si potrebbe arrivare, in alcuni casi, all'aspetto decorativo rintracciabile in molto dell'attuale design. La prova-decorazione non ha portato mai fortuna alle sorti sia dell'architettura che del disegno industriale. Da alcuni anni estimatori del concetto di decorazione hanno introdotto una lettura esteticamente apprezzabile dei suoi limiti e della sua funzione nel nostro modo di vedere la realtà. In altri termini l'interpretazione nobile della decorazione si fonda sul tentativo di comunicare. Dopo anni di crudo e impassibile minimalismo un tentativo di uscita dal cul de sac infine formale in cui lo "Zero Design" ci aveva condotto è stata la ritrovata salute del "grafismo".
Si è passati da superfici glabre e terrificanti in quanto espressione di materiali rimasti allo stato vergine, all'intervento sulle superfici di ogni genere di materiale per trasformare la materia in leggeri fogli traforati con ogni possibile variante e con l'uso essenziale del computer collegato con il laser. Programmi informatici hanno rapidamente messo a disposizione del designer i mezzi necessari per intervenire e svuotare ogni genere di superficie o materiale. Da dimensioni strutturali, come in molte opere di Herzog & de Meuron, fino a progetti di design che assottigliano la massa fino a renderla traslucida.
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Negli ultimi dieci anni abbiamo visto l'architettura alleggerire il suo perimetro con trattamenti della pelle che filtravano differenti geometrie negli interni. Il pizzo o il traforo lavorano con la luce. Usano la sorgente luminosa come elemento necessario per filtrare e proiettare ombre sulle superfici interne. Le ombre, in una danza leggera e mai uguale a se stessa, disegnano i piani con impreviste alterazioni. (...)