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Arredare la città

 

I designer per cambiare i quartieri

Testata:
La Sicilia
 
Data:
11-04-2007
 
Autore:
Gianni Ravelli
 
 
Stanza. Casa. Quartiere. Città. Quattro forme dell'abitare: dalla più ridotta alla più estesa. Casa come insieme di stanze. Quartiere come aggregazione di case. Città come raggruppamento di quartieri.
Non che tutte le stanze di una casa debbano essere uguali fra loro: ma dovrebbero essere legate da una omogeneità di colori e di arredo. Da qui viene l'armonia di una abitazione. Se estendiamo lo stesso criterio - con le inevitabili differenze - ai quartieri e alla città, capiremo che questi sono tanto più armonici quanto più gli arredi urbani che vi sono collocati sono omogenei fra loro. La bellezza di una metropoli moderna sta anche nelle profonde differenze che la animano. Ma questo non significa che ogni quartiere, o addirittura ogni strada debba essere arredata in modo diverso.
Parigi o Londra hanno saputo arrivare a una omogeneità «urbana», pur essendo megalopoli multiformi. Quello che non è mai accaduto a Milano, dove ogni intervento sembra casuale. Forme, colori, volumi, materiali diversi: un grande caos invade la città, trasformandola in un mosaico illeggibile. Avete mai notato quanti pali inutili conficcati nelle strade? E quanti assembramenti di segnaletiche altrettanto inutili e, soprattutto, non chiare? Una «pulizia», che elimini questi scempi, sarebbe già un buon inizio. (...)
 
 
 

 

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