La prossima settimana Milano tornerà ritualmente ad essere la capitale del design. Il 18 aprile, nella periferica ma griffatissima Fiera progettata da Massimiliano Fuksas, si apre infatti la 46ma edizione del Salone del Mobile organizzata dal Cosmit. Una rassegna nata nel Dopoguerra come esposizione di mobilieri, cresciuta sino a diventare vetrina del Made in Italy e dilatatasi a fenomeno pop-modaiolo che fa di Milano per one-week una vetrina globale.
Gli espositori, che si distribuiranno su 200mila metri quadrati, sono 1.948 (245 da 30 paesi stranieri); restano in lista d'attesa 645 aziende che necessiterebbero di altri 47mila metri quadrati. Il resto della kermesse si svolge in città, dove creativi nerovestiti invaderanno atelier di design, di illuminotecnica (quest'anno è abbinata l'esposizione Euroluce) e luoghi espositivi con appuntamenti «up to date» (come si dice oggi) bagnati dai cocktail, primo fra tutti quello di Palazzo Reale: qui il 17 sera s'inaugurerà un'apposita mostra curata da Claudia Gian Ferrari intitolata «Camere con vista» (o con qualche «svista» secondo l'assessore Vittorio Sgarbi), un viaggio in duecento quadri (Casorati, Campigli, De Chirico...) che illustrano un secolo di case italiane.
Più dell'omnicomprensivo «Who's who» della kermesse, o della ricerca di impalpabili fil-rouge (forse il 2007 sarà l'anno del design multiculturalista), vale la pena ricordare che per dieci anni consecutivi il Salone del mobile ha svolto anche una funzione di proposta dedicando un intero padiglione (il cosiddetto Salone satellite curato dalla talent-scout Marva Griffin Wilshire) al lancio di aspiranti designer. Qualcuno si è perso nella realizzazione di pezzi d'autore sperando di diventare come Marc Newson - il designer dai pezzi a tiratura limitata battuti all'asta a prezzi astronomici negli Usa -. Ma più di uno su mille, invece, ce l'ha fatta; alcuni aspiranti designer «battezzati» al Salone del Mobile sono diventati volti nuovi del design internazionale. (...)
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