È stato pubblicato dall'editore Laterza l'ultimo libro di Renato De Fusco, Made in Italy, dedicato alla storia del design italiano.
Il testo illustra lo sviluppo dell'industrial design nel nostro paese, dal 1900 al 2000, secondo un ordine non cronologico ma stilistico.
Il volume è un appassionante viaggio attraverso il Novecento, una lunga esplorazione lungo il secolo per conoscere l'evoluzione della forma degli oggetti di uso quotidiano e del loro stile - dal liberty al futurismo, dall'art déco all'astrattismo, dal razionalismo allo stile fascista, dal pop al minimalismo, dal radical all'high tech - alla ricerca delle forme perdute. Professore, dopo « Storia del Design » del 1985, prima importante riflessione teorica sulla disciplina, ha scritto un nuovo testo incentrato sul design, perché? « Alla base del libro dell' 85 vi era l'idea di non dare una definizione del design, ma di presentarlo per come si manifestava, cioè un'esperienza unitaria basata su quattro componenti: il progetto, la produzione, la vendita e il consumo, ognuna dipendente da tutte le altre ( la cosiddetta teoria del quadrifoglio). Si trattava allora di affermare un principio: non più '' dal cucchiaio alla città'', cioè un metodo unico applicabile a tutto e a ogni scala, ma un sistema che consentisse di studiare separatamente le sue quattro parti.
Oggi mi sembra importante un approfondimento diverso fondato su altri concetti teorici e storici. Primo fra tutti quello per cui non c'è un solo industrial design, ma ve ne sono parecchi, molto diversi l'uno dall'altro ». (...) In questo contesto come si colloca il design napoletano. Esiste? « No, non è corretto parlare di design partenopeo. Qui sono esistiti ed esistono personalità importanti: si tratta però di figura solitarie, ponti verso Milano. (...) Ma parlare di design a Napoli non ha grande significato: il design nasce dove c'è la capacità produttiva, quindi non qui. Il design è un'esperienza del nord ».