Bruno Munari non è stato solo il protagonista del design e della grafica del XX secolo, ma un uomo dai mille interessi, che è riuscito a dare contributi personali in campi diversi dell'espressione visiva e letteraria. A lui è dedicata una mostra curiosa dal titolo Ingannare il tempo. Munari archeologo, promossa dalla Fiera del Libro per Ragazzi, e che inaugurerà il 24 aprile al Museo Archeologico. (...)
E originale è appunto questa mostra, di cui i Corraini sono co-curatori insieme al Museo Civico Archeologico e alla Fiera del Libro per Ragazzi, dove le opere di Munari vengono ospitate all'interno delle vetrine ottocentesche del Museo, dialogando con i reperti etruschi e romani. Spesso Munari usava «ingannare» il senso comune delle cose; con i fossili del 2000, le ricostruzioni di oggetti tecnici e le scritture immaginarie di popoli sconosciuti, giocava con i metodi di ricostruzione tipici dell'archeologia. Più volte ha dichiarato che le sue creature potevano stare anche nei Musei di Storia Naturale e a proposito dei Fossili diceva: «Nei musei di storia naturale si vedono i resti di qualche animale ignoto, messi assieme in modo da ricostruire l'animale come se fosse vivo. Con lo stesso principio si possono costruire, non solo animali per il museo, ma anche "oggetti immaginari" componendo assieme frammenti di residui di origine incerta e di uso ignoto. Incredibile».
Chi vorrà scoprire il genio di Munari potrà camminare per le sale del museo e trovare i suoi oggetti appoggiati su basi di un colore rosa fluorescente, il Rosa Dilma, colore dedicato alla moglie: e sarà colpito dal suo impulso sperimentale, grazie al quale esplorò forme inedite e innovative, a partire proprio dall'impaginazione dei libri.