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  Le nuove norme di deontologia professionale , Chi non comunica è perduto  

Chi non comunica è perduto

 

L'effetto delle liberalizzazioni del ministro Bersani sugli studi professionali

Testata:
L'opinione
 
Data:
24-04-2007
 
Autore:
Antonella Bersani
 
 
"Il monopolio è finito, anche per gli studi professionali inizia la stagione della concorrenza. Per il mondo della comunicazione un'occasione per spaiare in nuovi settori e sviluppare il business, che le agenzie di relazioni pubbliche stimano possa crescere del 15% nei prossimi 3/5 anni". Così Giampietro Vecchiato, fondatore di RP Comunicazione e autore di un libro di prossima pubblicazione.
Cade il divieto di pubblicità per gli studi professionali, ma si annunciano effetti positivi non soltanto per i budget delle agenzie... Cosa cambierà?
Cambierà tutto per gli studi professionali. Non nel breve periodo, ma nel medio. Anche se manca ogni consapevolezza della portata del cambiamento. E' come scoprire tutto in un momento che può esserci concorrenza. Non è facile da gestire per chi era abituato ad una situazione di monopolio. Il mercato non è più bloccato e così pure le tariffe.
Lei ha parlato di nuovo approccio culturale e strategico al cliente e alla comunicazione. Come?
Il cliente attuale non è più conquistato per sempre ma potrà scegliere di volta in volta il professionista, il servizio, il prezzo e la qualità. In questo senso il cambio è epocale. I professionisti dovranno darsi da fare per tenersi i clienti attuali e curarsi della loro fidelizzazione, come avviene in qualsiasi impresa moderna. Dovranno anche cercare - per crescere - di conquistare clienti nuovi imparando nuovi modi per proporsi sul mercato.
Insomma, la competenza tecnica e il saper fare non bastano più. Come convincere però i professionisti della necessità di fare corsi di video e public speacking, marketing, relazioni pubbliche?
Credo sia solo questione di tempo. Non appena vedranno che alcuni studi si sono già organizzati per la promozione o peggio, non appena si accorgeranno che stanno perdendo clienti storici o che non ne trovano di nuovi, saranno obbligati a rimboccarsi le maniche. Del resto i più avveduti, anche piccoli, si stanno già muovendo. Forse in modo un po' avventato.
Come e perché in modo avventato?
Perché stanno copiando le tecniche della grande distribuzione, che si applicano bene a quel settore, ma non valorizzano le peculiarità delle professioni. E' inutile buttarsi esclusivamente sulla pubblicità, perché da sola, la pubblicità, non serve a costruire fiducia. Un elemento che invece è vitale per la clientela degli studi professionali.
Le agenzie di Rp come si stanno attrezzando per promuovere e adattare i propri strumenti alle professioni intellettuali?
Anche le agenzie sono state prese in contropiede dalla riforma di Pierluigi Bersani. Nessuno si aspettava questa velocità di azioni né questo "mantenere le promesse", soprattutto quando il governo Berlusconi le disattese pur avendole inserite nel programma dei primi 100 giorni. Ma stiamo correndo ai ripari e già oggi ci sono sul mercato diverse strutture all'altezza della domanda.
Quali sono?
Più che agenzie, sono soprattutto singoli professionisti.
Di quanto potrebbe aumentare il volume d'affari?
Io credo che il settore potrà crescere fino ad occupare in 3/5 anni il 15% del fatturato delle agenzie di Rp.
Quali servizi beneficeranno di più del nuovo corso?
Credo innanzitutto il marketing, anche se i professionisti hanno sempre rifiutato questo approccio considerandolo troppo impresa oriented, troppo commerciale, e anche poco etico. Al secondo posto metterei le relazioni pubbliche, media relation su tutti e gli eventi speciali in seconda battuta. Ci sarà molto lavoro anche per i pubblicitari, soprattutto per creare gli strumenti di immagine coordinata come il marchio o il logo, e ancora le brochure di presentazione o i siti web.
I professionisti italiani sono consapevole di dover colmare il gap con gli studi anglosassoni, già attrezzati suil fronte delle relazioni esterne e del marketing?
Attualmente no. Noi come Ferpi, Federazione Relazione Pubbliche Italiana stiamo lavorando alacremente per colmare il gap. Abbiamo costruito un gruppo di lavoro composto da 40 persone che sia attraverso riunioni in aula o in remoto da sei mesi si stanno aggiornando, formando e confrontando su queste tematiche. Il risultato sarà pubblicato in un libro edito dal Sole24Ore entro giugno e un instant book che sarà pubblicato soltanto online e scaricabile gratuitamente.
Il suo slogan è: chi non comunica è perduto. Come comunicarlo agli attori delle professioni intellettuali?
Non è facile. Anche perchè o sono insensibili alla comunicazione (non mi serve, non l'ho mai fatto; non ho budget) oppure la confondono con il presenzialismo sui media o con una pubblicità aggressiva. Ci vorrà un lungo lavoro di formazione e sensibilizzazione, in collaborazione con gli Ordini e le associazioni. Non sarà né facile né indolore. Ma fondamentale. Noi siamo pronti a raccogliere la sfida.
Negli ultimi tempi anche in Italia il settore dei public affairs appare in fermento. Le liberalizzazioni daranno spinte ulteriori? Come?
Nel breve non credo: nel medio si. I rapporti con il potere decisionale pubblico hanno un impatto limitato sugli studi professionali. Lo hanno molto più forte sugli Ordini, sulle associazioni di categoria e di rappresentanza in genere... Sicuramente sarà uno degli strumenti delle RP che crescerà di più nei prossimi anni.
 
 
 

 

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