Antoni Gaudí, morì nel 1926 dopo essere stato investito da un tram. Ottant'anni dopo, il suo Tempio, ancora incompiuto, rischia invece di essere travolto dai binari superveloci del treno che dovrebbe collegare Barcellona a Madrid. Il mito dell'alta velocità, con la sua precisione matematica, contro la lentezza e la fantasia assunta a canone artistico dall'architetto catalano nell'ideazione di quella che dovrebbe diventare la più grande cattedrale del mondo. Da un lato il cantiere per il tunnel dell'Ave che sfreccerà a 350 chilometri all'ora, percorrendo i 600 chilometri che separano le due città in sole due ore e mezza; dall'altra, a pochi metri, anzi centimetri, l'interminabile fabbrica della Sagrada Familia.
I responsabili dell'Ave assicurano che la galleria ferroviaria sarà avvolta da una speciale piattaforma larga 240 metri e che passerà a una profondità di 30 metri, così da non recare danni strutturali all'edificio. Ma i direttori della Commissione della Cattedrale lanciano l'allarme: l'opera, che dalle attuali otto guglie dovrebbe passare a 12, ha dimensioni e modalità completamente diverse dal palazzo di otto piani considerato come parametro per la costruzione della linea. A risentirne sarebbero soprattutto le due celebri torri della facciata della Natività, alte 110 metri e simili alle stalattiti costruite dai bambini con la sabbia.
Secondo il geologo Oriol Riba, le fondamenta sono antiche e poco profonde in un terreno arenario non in grado di sopportare le vibrazioni provocate dal passaggio dei convogli. La perforatrice per la realizzazione del tunnel passerà inoltre a soli 75 centimetri dal tempio cattolico e a pochi metri dalla Casa Milà, La Pedrera, anch'essa patrimonio dell'umanità, che nelle intenzione di Gaudí doveva essere un monumento alla Vergine del Rosario. E proprio il Consiglio internazionale per la conservazione dei siti e dei monumenti dell'Unesco ha di recente esortato il governo spagnolo a modificare il tracciato: data la particolarità dell'area da perforare e l'unicità del monumento, si legge nel voluminoso rapporto, nessuna precauzione o protezione potrebbe garantire la sicurezza assoluta. (...)
Intanto il simbolo di Barcellona, visitato lo scorso anno da più di due milioni e mezzo di persone, dopo 126 anni non è ancora ultimato. La costruzione avanza a ritmi lentissimi a causa dei costi elevati, sostenuti unicamente grazie alle offerte dei fedeli. Così voleva il suo autore che, per l'appunto, scelse il nome eloquente di Tempio Espiatorio della Sacra Famiglia. Secondo le previsioni più ottimistiche dovrebbe aprire al culto nel 2008, quasi in coincidenza con la preventivata inaugurazione della tratta cittadina dell'Ave (in base, tra l'altro, alla decisione del Consiglio europeo n. 884 del 2004). Ma forse è meglio portare pazienza. Dopo tutto, a chi gli chiedeva quando avrebbe finito, 'l'Architetto di Dio' era solito rispondere: "Il mio cliente non ha fretta".