Dalle coppe d'oro della Battriana dell'età del Bronzo al capitello corinzio e ad altre opere di ispirazione ellenistica provenienti dal sito di Ai-Khanum. Dagli avori indiani del primo secolo dopo Cristo alla maschera di sileno della stessa epoca. E poi i gioielli, i recipienti, le monete, le statuette e i pugnali emersi dalle tombe di una necropoli nomade, l'ultima scoperta archeologica prima che il paese entrasse nel caos. Il 25 maggio approda al Museo di Antichità «Afghanistan, i tesori ritrovati», mostra delle collezioni del Museo nazionale di Kabul allestita fino al 30 aprile al Musée Guimet di Parigi. Torino è l'unica tappa italiana (e non a caso, perché proprio qui, alla Galleria d'arte Moderna, fu allestita nel 1961 l'esposizione, la prima in Europa, «L'Afganistan dalla Preistoria all'Islam»), poi il viaggio delle opere proseguirà in altre sedi europee e americane. Un'occasione unica per vedere pezzi che rischiavano di fare la stessa fine dei Buddha di Bamiyan, distrutti con cariche di dinamite nel 2001 dalla furia iconoclasta dei talebani. Queste opere si sono salvate perché portate fin dal 1989 fuori dal Museo di Kabul e messe in salvo durante le guerre civili. (...)
L'esposizione dei tesori afgani sarà affiancata da una rassegna di fotografie sui «Lavori di restauro del Minareto di Jam», che documenta l'attività svolta dall'architetto Andrea Bruno per più di 40 anni a favore di quel sito, dal 2002 Patrimonio dell'Umanità. Accanto alla mostra, aperta fino al 23 settembre, una serie di film e conferenze che avranno luogo nel Teatro romano, ripristinato per l'occasione.