L'idea è quella di un spazio per la contemporaneità concepito come luogo di relazioni fluide e di tecnologie leggere quali quelle del digitale, la scommessa è di ubicarlo nel cuore sofferente dell'Albergheria, laddove il recupero non è arrivato, ignorando ostentatamente macerie e cumuli di immondizie. La sigla PaLab, Palermo laboratorio, ha inaugurato i locali di via Fondaco, tre livelli di prospettive multiple restaurati con eleganza minimale per ospitare mostre, proiezioni, concerti ma anche ristorante e caffetteria con apertura non stop.
La formula del patrocinio diretto da parte del Comune è la stessa sperimentata con la Galleria di architettura Expa di via Alloro, e non a caso la direzione artistica porta la stessa doppia firma di Giuseppe Romano e Tiziano Di Cara. Una linea programmatica confermata anche dalla mostra inaugurale, "La città intima", che ha come centro di attenzione quel dialogo tra architettura e arti visive che da alcuni anni rappresenta uno dei temi centrali nel dibattito delle grandi rassegne internazionali, esplorando anche in chiave progettuale i legami complessi tra spazio urbano, comportamenti sociali, utopie e narrazione autobiografica.
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