«Via Condotti, che tutto il mondo ci invidia». E ancora: «Piazza Navona, la più bella piazza del mondo». Sarà vero? No, naturalmente. Questo tirare in ballo la cosa più grande, il mondo, per parlare di cose piccole come una strada e una piazza seppure pregevoli, testimonia il provincialismo con cui troppo spesso a Roma si guarda Roma. (...)
La percezione di Roma è ancora legata, nonostante l'impegno del «sistema» avviato da alcuni anni, alla sua immagine turistica: Colosseo, Papa, fontana di Trevi, i gelati. Nemmeno lo shopping: nella sperduta Denver, Colorado, c'è un'offerta merceologica globale di altissima qualità che spazza via, d'un colpo, l'intero Tridente.
Roma è bella, certo. «A beautiful village» ammettono perfino i più grossolani turisti yankee. Ma non ha ancora l'appeal della modernità. L'intellighentia locale si è avvitata per anni sul nuovo museo dell'Ara Pacis e la scultura di Pomodoro, che poteva ornare uno spazio della città storica, è stata spedita oltre l'ombelico dell'Eur. (...)
Non bastano le belle architetture contemporanee che cominciano ad ornare la città per renderla moderna. Forse Roma deve puntare oltre, a quella «rivoluzione culturale» che ha alimentato Barcellona, Valencia, Berlino, Dublino, perfino l'algida Helsinki e l'imprevedibile Shanghai, esperta in cose del genere. Lì nessuno si sogna di invidiarci via Condotti, pensano piuttosto ad attrezzarsi per il futuro.