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  Riqualificazione: per un architetto su tre è il settore del futuro , Clino Castelli, il designer che veste i "server"  

Clino Castelli, il designer che veste i "server"

 

Con l'Enterprise Server EP8000 ha vinto uno dei "Gold Award" al "Design Award 2007"

Testata:
la Repubblica
 
Data:
07-05-2007
 
Autore:
Renata Fontanelli
 
 
Un premio tedesco per un designer italiano con una produzione giapponese. Stiamo parlando del Design Award 2007, organizzato da IFIndustrie Forum Design di Hannover, che viene assegnato ogni anno a prodotti industriali che si distinguono in tutto il mondo per il loro design. Il vincitore di uno dei Gold Award è stato quest'anno l'Enterprise Server EP8000, progettato da Castelli Design di Milano con la Design Division di Hitachi a Tokyo. Clino Castelli è un designer che è stato pioniere di concetti che sono ormai entrati nell'uso comune, come ad esempio lo sviluppo dell'identità emozionale e della sostenibilità estetica dei prodotti industriali. L'Enterprise Server EP8000 è stato realizzato da Hitachi, il gruppo giapponese per conto del quale Castelli svolge attività di metadesign dal 1990. Il lavoro di progettazione era già iniziato dal 1997 con gli innovativi supercomputer basati sul concetto di "Optical Storm". (...)
Clino Castelli è, sin dagli esordi, anche un teorico del design. Formatosi a Torino, nel settore automobilistico, ha lavorato al Centro Stile Fiat per poi entrare all'Olivetti nello studio di Ettore Sottsass. Nel 1974 ha fondato quella che oggi è la Castelli Design, uno studio milanese nella zona di Brera, ed ha esordito in campo internazionale proponendo nuovi temi quali il colore, i materiali e le finiture dei prodotti, sviluppati attraverso processi di metadesign.
Questi concetti sono in realtà alquanto complessi, facendo parte del lessico dei designer, come lui stesso spiega: «La mia missione è sempre stata quella di occuparmi della componente emozionale del design». Oggi un po' tutti lo fanno, perfino lo shopping deve essere considerato un'"esperienza emozionale": dall'acquisto di un abito alla più ovvia confezione di biscotti.
Tra le sue convinzioni, c'è anche quella che: «Spesso il "design emozionale" accorcia la vita al prodotto, soprattutto se si parla di prodotti domestici, televisori, interruttori per la luce, elettrodomestici». Il perché lo spiega così: «L'eccessiva attenzione verso la forma rende il prodotto troppo legato ai mutamenti degli stili. Io vedo un futuro dove ad esempio i televisori in quanto componenti di arredo svaniranno per finire magari dietro a specchi o incastonati a scomparsa nelle pareti. Penso poi che si stia forse dando troppa importanza al design degli oggetti. Oggi i giovani non si interessano più degli aspetti industriali del design. Tutti sono impegnati a soddisfare esigenze estetiche di natura sempre più effimera. Bisogna cambiare approccio e passare a un design che sia ecoemozionale e che tenga conto dei grandi mutamenti in corso». (...)
Recentemente Clino Castelli ha curato per BTicino un libro dal titolo: "Worldscape. The new domotic landscape", dalla cui documentazione fotografica si può osservare come i nuovi temi della sostenibilità estetica condizionino sempre di più l'ambiente in cui viviamo. Lì infatti si scopre che anche la domotica, pensata originariamente solo per risolvere aspetti funzionali della vita nella casa, ha in realtà ricadute estetiche superiori a quanto immaginabile. Il concetto è quello del "domoscape": «Mostrare attraverso le esperienze e i progetti di grandi architetti e designer la nuova visione della domotica basata sullo scaping domestico, ovvero di come sempre più la tecnologia si trasformi in paesaggio».

 
 
 

 

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