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  POINT Z.E.R.O. , Il nuovo quartiere che nasce sui binari  

Il nuovo quartiere che nasce sui binari

 

La vecchia struttura ottocentesca cambia pelle e si tuffa nel futuro

Testata:
la Repubblica
 
Data:
11-05-2007
 
Autore:
Goffredo Locatelli
 
 
Fino a qualche anno fa il treno e le stazioni ferroviarie erano in declino. Ma l'alta velocità e l'integrazione delle modalità di trasporti hanno dato il via in Europa a una rivoluzione silenziosa, che a Napoli produce il primo effetto: una vecchia stazione ottocentesca cambia pelle e si tuffa nel futuro. Nel brulicante formicaio urbano di Montesanto un nugolo di architetti, ingegneri e squadre di operai si avvia a ultimare i lavori di ammodernamento della stazione Cumana-Funicolare, che diventa un vero e proprio pezzo di quartiere urbano con tutti i servizi e le attrezzature necessarie.
Finito sulle grandi riviste di architettura, il progetto di restyling ha richiesto due anni di lavoro e trenta milioni di euro. La stazione, che con i suoi 50mila passeggeri al giorno è tra le più trafficate d'Italia, servirà anche a dare nuova vita all'intero quartiere. Il progetto porta la firma di Silvio d'Ascia, trentasettenne architetto napoletano emigrato a Parigi. Preceduto da vasti riconoscimenti internazionali (l'ultimo dei quali in Cina), è tornato nella sua città per realizzare un'opera di ampio respiro. Vivendo in Francia da tredici anni, egli ha avuto modo di osservare come sono state rinnovate e trasformate storiche stazioni parigine (Gare du Nord, Gare de Lyon, Gare de l'Est, Gare d'Austerlitz). Dalla cosiddetta "urbanistica del movimento", termine che esprime una mobilità accessibile a tutti, d'Ascia ha ricavato le belle idee per la stazione napoletana.
«I nodi di scambio oggi vanno intesi come luoghi di una nuova urbanità», spiega il progettista. Infatti non ha attribuito alla stazione di Montesanto un uso unicamente ferroviario, ma all'interno vi ha inserito una serie di funzioni che la renderanno viva e fruibile anche dal pubblico non interessato ai trasporti.
«Il mio progetto - continua d'Ascia - risponde alla duplice esigenza di trasformare lo scalo in moderno polo di scambio e di riqualificare l'area circostante. Cioè la stazione di Montesanto diventa un dispositivo spaziale per l'integrazione al centro storico del complesso della Trinità delle Monache, nonché una rinnovata vetrina turistica dei Campi Ardenti sulla città». (...)
«Abbiamo ripensato l'antica stazione - dice d'Ascia - non solo come nodo d'interconnessione tra le diverse modalità di trasporto, ma anche come luogo di vita che riesca a risanare lo stato di degrado del quartiere e faccia da catalizzatore di un possibile sviluppo». D'Ascia ha concepito la ristrutturazione della stazione come complementare e funzionale alla riqualificazione urbana di Montesanto. «L'edificio deve trasformarsi in vero e proprio prolungamento della città, estensione naturale della vita di quartiere: la hall vetrata diventa una sorta di piazza coperta dove trovano sede attività in genere sulla strada». Dunque, la stazione come luogo pubblico nel quale poter recarsi anche indipendentemente dal sistema di trasporti. Per questo il progettista ha proposto la pedonalizzazione della piazzetta e il trasferimento di varie attività (finanche del mercatino con le sue bancarelle) all'interno della stazione. (...)
 
 
 

 

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