La Triennale che progetta il proprio futuro, ovvero la collezione del design che aprirà a fine novembre su progetto di allestimento di Italo Rota, riflette anche sul «Futuro». Da oggi al 18 maggio si svolgerà la rassegna «Made in Tomorrow», cinque giorni di incontri (gratuiti) sulle trasformazioni scientifiche e culturali della civiltà articolate in dibattiti, mostre, animazioni teatrali, forum e giochi per i bimbi (invitate le scolaresche). Oggi anteprima con il convegno su «La Ricerca tradita» in Italia.
Si tratta di un programma impensabile per la Triennale di dieci anni fa. Non solo perché allora qui si svolgeva una grande rassegna ogni tre anni alternata (e questo era già un passo avanti) a qualche esposizione; ma anche perché non si legava interdisciplinarmente l'universo dell'architettura a quello della comunicazione e del sapere.
Oggi, se la Triennale non può proporsi come motore della trasformazione della città, come avvenne nel dopoguerra sotto la guida di Bottoni con la realizzazione del quartiere sperimentale QT8, è diventata però attore (in proprio e in collaborazione) vivo della città (con mostre continue, il prossimo museo, incontri con architetti internazionali, una biblioteca aperta agli studenti, un caffé per amanti del trendy) e consente una conoscenza popolare più diffusa dell'architettura proprio perché non parte esclusivamente dall'architettura.
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