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  Tocco d'arte negli edifici pubblici , Un progetto per rifondare Palermo  

Un progetto per rifondare Palermo

 
Testata:
la Repubblica
 
Data:
13-05-2007
 
Autore:
Roberto Collovà
 
 
È facile pensare che «rifondare la città» sia uno slogan, io penso che per Palermo debba essere un programma. Per l' architettura la fondazione o la rifondazione della città sono azioni specifiche che comportano un insieme di scelte precise sul «come fare»; si tratta di valutazioni in rapporto alla posizione, alle parti, alle materie, alla densità, ai punti significativi, alla topografia, al funzionamento, alla rappresentazione, alla visione a distanza, ai cambiamenti di forma e di immagine. Insomma, l' insieme delle azioni, delle tecniche, dei saperi per fondare o rifondare le città è un programma nel contempo politico, economico, geografico e concretamente fisico; costruisce un paesaggio complesso e artificiale, che è l' impronta della cultura che lo produce. Paradossalmente la riflessione sul «come fare» potrebbe essere uno straordinario materiale per elaborare programmi e strategie, per immaginare il futuro. Ancora di più dovrebbe essere un programma «la formazione di un' opinione pubblica sulla città e la sua trasformazione», proprio perché in questa città le opinioni e le scelte sembrano quasi sempre guidati dai pregiudizi della «contiguità e dell' appartenenza» - chiamo quel professionista perché è mio amico, non mi piace quell' opera perché è realizzata dalla parte avversa - una forma di rinuncia all' autonomia e alla libertà, che costituisce il principale ostacolo per la costruzione di una vera opinione pubblica.
Immaginare un luogo in cui ci si contrapponga o ci si trovi veramente d' accordo, ci si ascolti con autentica curiosità, un luogo in cui si eserciti il pensiero e la critica, è davvero difficile. In più, la disperata ricerca del consenso, ha praticamente cancellato le condizioni per la naturale formazione dell' opinione pubblica. Un meticoloso lavoro di distruzione delle condizioni per edificare, da non confondere con la critica la cui intelligenza viene di solito ignorata per lasciare posto al risentimento di chi ne è oggetto, sembra una caratteristica della nostra cultura. Lo descrive con precisione lo psicanalista Francesco Corrao in un' intervista del 1980 a Roberto Andò: «La tendenza alla trasgressione, la spinta al sotterfugio, e il gioco della violenza attivata e proiettata con la diffidenza e il sospetto, inducono una difficoltà di aggregazione, difficoltà di condividere progetti comuni, uno sfondo continuo di incredulità riguardo al progettare, una lesione della dimensione del futuro anche il più immediato che corrisponde a questo tipo di adagio: "non vale la pena progettare perché tanto non si può realizzare, non vale la pena realizzare perché tanto sarà distrutto"». Solo di recente hanno incominciato a registrarsi piccoli cambiamenti di condotta; l' amministrazione comunale attuale, per esempio, dopo un lungo periodo di inazione ha scelto di portare a termine alcuni dei progetti avviati dalla precedente (la marina, altri cantieri). Qualunque sia la ragione, si è realizzata di fatto una forma di continuità di azioni, ma anche una discontinuità - io prendo il tuo programma ma lo faccio mio perché voglio appropriarmi del risultato e nel fare questo ho bisogno di un valore aggiunto, mi metto in gara con te e lo faccio sul piano dell' architettura e della comunicazione - questa competizione-cooperazione tra due amministrazioni opposte, questa specie di duello a distanza ha prodotto una nuova imprevista qualità. Il risultato involontario dovrebbe fare riflettere sugli aspetti specifici dell' architettura, sui vantaggi di una eventuale competizione tra idee e ipotesi in pubblico, sul fatto che la rifondazione della città, può essere uno straordinario luogo di esercizio dell' opinione pubblica se c' è un' ipotesi riconoscibile, che sia sotto gli occhi di tutti, e la cui messa a punto diventi un lavoro continuo di verifica e un' occasione per nuove scoperte. La caratteristica più forte di questa città consiste nella stratificazione e nella frammentarietà dei progetti e delle azioni. Quasi niente è portato a termine, quasi niente crea una vera struttura, ma sono riconoscibili frammenti di grandi disegni, o di grandi aspirazioni, a volte smisurate. (...)
 
 
 

 

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