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Pensioni, casse senza rete

 

La previdenza dei professionisti scricchiola su sostenibilità e adeguatezza

Testata:
Italia Oggi
 
Data:
14-05-2007
 
Autore:
Marino Longoni
 
 
La previdenza dei professionisti scricchiola. E non basta l'ottimismo dei presidenti degli istituti di previdenza a tranquillizzare chi sta versando i contributi e comincia a chiedersi se e come riuscirà a riscuotere una pensione. Non tutte le casse autonome soffrono gli stessi mal di pancia: anzi, la situazione è molto differenziata.
Tuttavia il problema è serio: nell'ultima relazione del nucleo di valutazione della spesa previdenziale non si esclude il collasso nel lungo periodo di alcune casse. E nella prossima relazione, attesa tra qualche settimana, le preoccupazioni che serpeggiano tra gli esperti di statistica attuariale potrebbero trovare espressione ancora più clamorosa.
Il motivo è semplice. Finora gli istituti di previdenza dei liberi professionisti hanno pagato pensioni generose, a fronte di versamenti contributivi piuttosto modesti. Basti pensare che, applicando rigorosamente il sistema contributivo (cioè un meccanismo che prevede un assegno pensionistico direttamente proporzionale ai versamenti effettuati), a fronte di un contributo pari al 10% del reddito, un lavoratore con 40 anni di anzianità si deve attendere una pensione pari al 16% dell'ultimo stipendio, o giù di lì. Un dramma.
In realtà, finora i professionisti andati in pensione hanno ricevuto assegni più ricchi di quelli ai quali avrebbero avuto diritto se si fosse applicato un rigido sistema contributivo. E l'equilibrio del sistema è stato garantito solo dal fatto che gli iscritti agli ordini sono sempre aumentati e il rapporto tra pensionati e contribuenti attivi è sempre stato molto favorevole. In mancanza di questo elemento, come nel caso dei dirigenti d'azienda, la Cassa ha dovuto chiedere l'intervento dell'ombrello protettivo dell'Inps.
È evidente che la crescita degli iscritti alle casse di previdenza non può durare all'infinito. Anzi, in alcuni casi è già iniziata la fase di contrazione (è un problema che hanno soprattutto le professioni per le quali non è richiesta una laurea, ma non solo).
In realtà i responsabili delle varie casse stanno da qualche anno cercando di correre ai ripari. E quasi tutti hanno messo in cantiere riforme che prevedono un aumento dei contributi e una restrizione dei diritti. Ma la strada per arrivare a un equilibrio sostenibile nel lungo periodo è impervia. Facile prevedere che non tutti ce la faranno.
P.S. - Che cosa succederebbe se dovesse essere approvata una riforma delle professioni che, con il riconoscimento delle associazioni, riduca per i giovani l'interesse a iscriversi agli ordini professionali?
 
 
 
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