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  Call for abstract Conferenza PLEA "Architecture in (R)evolution" , Città senza abitanti le opere di Viglione  

Città senza abitanti le opere di Viglione

 

È un architetto, ha esposto in Usa, ora è alla Mediterranea

Testata:
la Repubblica
 
Data:
16-05-2007
 
 
Si inaugura oggi, alle 18, la personale di Sandro Viglione "Imago Urbis", ospitata nella galleria Mediterranea arte, in via Carlo De Cesare, 60. Una mostra che per Viglione giunge dopo la collettiva a Portsmouth, negli Stati Uniti, che ha sancito la sua notorietà oltre oceano, dopo quindici anni vissuti sotto traccia in patria. Questo, probabilmente, anche a causa di una personale sottovalutazione del suo essere pittore: Sandro Viglione (napoletano del '51), dopo la laurea in Architettura insiste per quasi vent'anni nella professione di architetto e in quella di insegnante (disegno e poi storia dell'arte nei licei), dedicando alla pittura, la sua grande passione, appena i ritagli di tempo.
Solo sulla soglia dei quarant'anni decide che è il momento di intensificare l'attività pittorica, partecipando a mostre collettive e personali dopo le quali le sue opere giungono in collezioni private spesso oltre i confini italiani. Ma l'architettura resta l'oggetto dei suoi quadri. Ed ecco edifici e monumenti, strade e piazze, segno tangibile dell'attenzione per quelle parti di città che hanno un'identità che prescinde dalla presenza umana: figure, nei quadri di Viglione, praticamente non se ne vedono. Si intuiscono, nelle auto in corsa in tangenziale, dietro finestre cadenti, tra mura diroccate e scolorite, dai contorni imprecisi. Niente persone. Nella città che Viglione vuole rappresentare non abitano altro che uomini assenti.
Piuttosto ciò che vi si ritrova è archeologia industriale - come l'Italsider - edifici di periferia l'uno sull'altro, prospettive di paesaggi urbani che, siano essi in collina, lungo un fiume o di fianco alle rotaie di un tram, sembrano avvolti in un'atmosfera resa lugubre anche dalle scelte materiche dell'artista, che sembra lottare con la tela per farne un campo di battaglia. È la lotta combattuta nelle città che Viglione racconta, paesaggi urbani alienanti, ostili, spessissimo consumati, e anche per questo privi di umanità. Nel catalogo della mostra si legge di paesaggi dai lineamenti sfumati, con "scene che evocano suggestioni cinematografiche, da "Profondo rosso" di Dario Argento a "Il cielo sopra Berlino" di Wim Wenders".
 
 
 

 

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