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  Universidade do Minho , L'eco degli antichi giardini  

L'eco degli antichi giardini

 
Testata:
Avvenire
 
Data:
15-05-2007
 
Autore:
Patrizia Ferretti
 
 
Una mostra di questo genere non poteva che giocarsi sull'onda lunga della rievocazione, sia pure scartando nettamente dall'astrazione: oltre centocinquanta reperti provenienti dalla Galleria degli Uffizi a Firenze, dagli scavi di Pompei ed Ercolano, dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli, dai Musei Capitolini e dai Musei Vaticani - oltre che da eminenti collezioni estere tra cui Louvre, British Museum, Vorderasiatisches Museum di Berlino e Badisches Landesmuseum di Karlsruhe - sono gli illustri ospiti dello storico Giardino di Boboli (Limonaia di Palazzo Pitti) a Firenze. Una celebrazione in grado di far rivivere, con la complicità di suggestive ricostruzioni e modelli perfettamente funzionanti, nelle svariate metamorfosi vissute di epoca in epoca, di luogo in luogo, di ruolo in ruolo, il giardino dell'antichità quale indiscusso protagonista del secolare percorso rivisitato dai curatori Annamaria Ciarallo ed Ernesto De Carolis della Soprintendenza Archeologica di Pompei, insieme a Giovanni Di Pasquale (Istituto e Museo di Storia della Scienza) e Fabrizio Paolucci (Università di Firenze), curatori anche del catalogo (Sillabe). L'ottica è quella di un ambizioso profilo a tutto tondo del giardino antico, rivisitato per reperti, immagini, riprodotte ad esempio nella pittura di giardini, o per ricostruzioni documentate. Così in tre "tappe" si passa dalla fucina di sperimentazione tecnico-naturalistica del mondo mesopotamico al sontuoso luogo di svago dei giardini pensili di Babilonia, e da quelli fantastici del mito greco, ai veri e propri laboratori della natura di età ellenistica, spazio ideale per la ricerca scientifica ma anche per la meditazione filosofica o "spirituale", conclamata dal giardino sacro intorno ai luoghi di culto. E non si dimentica neppure la dimensione privata dello spazio verde, peraltro celebrata dalla pittura di età imperiale, là dove la straordinaria ricchezza di flora e fauna, con il gusto paesaggistico talora di marca "orientaleggiante" a rievocare lussureggianti e oziose oasi paradisiache, tradisce la consuetudine di coltivazioni anche ad uso alimentare, cosmetico e farmaceutico proprio in seno alle stesse mura domestiche. (...)
 
 
 

 

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