Hans Ulrich Obrist dorme pochissimo. È sempre in giro per il mondo e sotto perenne jet lag, beve molti caffè, e come dice lui, è un 'early worker': dunque fissa gli appuntamenti di lavoro fin dalle sette del mattino alla Serpentine Gallery dove da un anno è curatore, e dove da un anno ha trasformato questo leggero padiglione nei sonnolenti giardini di Kensington in una fucina di eventi. Ben prima delle sette è già al lavoro, in uno studio fitto fitto di libri e cataloghi, tappezzato di foglietti con strane formule, disegni o slogan: "Sto lavorando a un progetto di mostra concettuale. Ho chiesto a 150 artisti di immaginare la formula del XXI secolo. Una sorta di 'Documenta' immateriale". È l'ultima invenzione di questo signore svizzero non ancora quarantenne che ha riformulato fin dalle radici il mestiere di critico. A questo è dovuta la sua brillante carriera: prima come free lance, poi come curatore del Musée d'art moderne de la ville di Paris, redattore capo della rivista 'Point d'ironie' pubblicata dalla stilista Agnés b. e braccio destro e inviato nella felice stagione di 'Domus' diretta da Stefano Boeri. (...) Da Venezia a Kassel, da Münster a Basilea, cosa significa la kermesse del prossimo giugno? "Sarà un'estate fantastica, ne siamo già tutti eccitati, basta sapere che la festa riguarda una piccola parte del mondo. Quando ho cominciato negli anni '80 esisteva solo la West Kunst, l'arte occidentale, e Documenta era il suo paradigma. Se un artista era importante esponeva a Documenta, se non esponeva a Documenta non era importante. Oggi ci sono moltissime biennali e moltissimi artisti fondamentali che forse non saranno mai a Documenta. Siamo di fronte a uno slittamento dei continenti e bisogna costruire una mappa che tenga conto di quel che accade negli Emirati, in Africa, in Asia...". (...) Le mostre tradizionali come la Biennale hanno ancora senso? "La nascita della tv non ha corrisposto alla morte della radio. Il problema non è distruggere, ma reinventare. Reinventare le mostre tradizionali fu il tema di un seminario che abbiamo tenuto allo Iuav con Boeri. Lì un giovane architetto, Alessandro Petti, ci dimostrò cosa sarebbero stati i giardini della Biennale se tutti i paesi del mondo avessero avuto un loro padiglione. L'immagine che ne risultò era abominevole. Una delle situazioni urbane più sovrappopolate della Terra. La biennale così com'è rappresenta una minima parte del mondo. Va reinventata". (...)
Una settimana da artista
di Francesca Schianchi
È una maratona di eventi l'estate 2007 per l'arte contemporanea. Venezia, Kassel, Münster, Basilea: al via in rapida successione gli appuntamenti più importanti in Europa. (...)