È arrivata l'ora delle scelte per il futuro delle professioni. Su tariffe, riconoscimento delle associazioni e accesso basta chiacchiere. 'Il parlamento deve assumersi la responsabilità di fare la riforma', dice Pierluigi Mantini, relatore presso la commissione giustizia-attività produttive di Montecitorio. Più semplice a dirsi che a farsi. E il parlamentare della Margherita ne sa qualcosa. A lui è toccato, prima, tentare di ricucire lo strappo fra governo e ordini all'indomani delle liberalizzazioni del ministro Pierluigi Bersani e poi raccogliere in sede di audizione una valanga di critiche al ddl Mastella. Martedì, presso la sala del Cenacolo della camera, si presenterà ai professionisti con soluzioni alternative. Presenti per l'occasione il vicepremier Francesco Rutelli, il sottosegretario alla giustizia Luigi Scotti, l'altro relatore alla riforma, Giuseppe Chicchi.
Domanda. Il Cup lavora a un proprio progetto di iniziativa popolare. Le associazioni del Colap (180) vogliono il Mastella entro l'estate. Le uniche ottimiste sono le associazioni (circa 30) di Assoprofessioni. Non è proprio uno scenario incoraggiante...
Risposta. Nel momento in cui ci accingiamo alle decisioni finali è comprensibile che ci siano degli scetticismi. Si è voluto il confronto istituzionale e ci siamo preoccupati di farlo. Adesso è il momento delle soluzioni che auspico siano le più condivise perché il parlamento la riforma la farà.
D. Parliamo di soluzioni allora. Cominciamo dalla madre di tutti i problemi: le troppe deleghe nel ddl Mastella.
R. Il nostro orientamento è quello di arrivare a una proposta unificata, cioè una sintesi del testo del guardasigilli e delle pdl presentate dai parlamentari (La Mantini, La Siliquini, la Vietti e la Laurini, ndr). Pensiamo a un disegno di legge quadro di principi, con una riduzione di deleghe allo stretto necessario.
D. Il Mastella, comunque, non andrà in soffitta. E in quel progetto di legge c'è, all'articolo 2, una previsione molto contestata: quella sulla riduzione degli ordini.
R. Sgombriamo il campo da ogni dubbio. Gli ordini saranno ridotti, al massimo, solo attraverso il criterio dell'accorpamento delle figure professionali simili. Potrebbe valere per agronomi e agrotecnici o per la creazione di una figura unica di tecnico laureato, come vogliono periti agrari, periti industriali e geometri.
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D. Altro...
R. Ultime tre cose. La prima sulle società multiprofessionali: preciseremo dove escludere il socio terzo di capitale. La seconda su tariffe e pubblicità: si può mettere un tetto al patto di quota lite per gli avvocati e far valere le norme del Testo unico sugli appalti per i minimi tariffari nella progettazione e nei concorsi di opere pubbliche. Sulla comunicazione i contenuti dei messaggi dovrebbero essere coerenti e con i criteri dettati dagli ordini a tutela della verità e dei diritti fondamentali. La terza sul ruolo delle regioni: a nostro avviso le competenze delle autonomie dovranno essere contenute agli ambiti riguardanti la valorizzazione del ruolo economico delle professioni a livello regionale e ai temi del sostegno alla formazione. Il mercato dei servizi è nazionale e non possono emergere figure professionali regionali.