Milano per Renzo Piano è come «Genova per noi, un'idea come un'altra» secondo la celebre canzone di Conte. Forse è per questo motivo che il capoluogo lombardo gli dedica una mostra alla Triennale dal titolo «Le città visibili» rovesciando il titolo del celebre romanzo di Italo Calvino «Le città invisibili», amico e scrittore preferito dall'architetto ligure. Settant'anni, dopo avere parlato per due ore sotto il sole cocente del Campus della Bovisa a tremila studenti seduti a prendere appunti nel prato, Piano si è presentato all'inaugurazione delle sue «città visibili» fresco come una rosa e con la calma che lo contraddistingue. Ad aprire la mostra il presidente Davide Rampello sostenitore di un'architettura che si vive ma che per descriverla occorre un codice. «Con Piano è più facile lui ha già realizzato la sua arte in codici diventati cifre, dettagli che sviluppano un rapporto empatico con il pubblico, forte, inedito». (...)