«Meglio la pietra del vetro». Thomas Kelly dà giudizi taglienti sugli edifici di Manhattan che conosce come pochi: viene dal mondo delle costruzioni, per lunghi mesi ha lavorato fra le macerie fumanti di Ground Zero e ha trasformato l'Empire State Building nel protagonista del romanzo Il grattacielo dell'Impero, in uscita nelle librerie da Baldini, Castoldi e Dalai (pp. 480, e18). Si tratta di un romanzo che nasce dall'esperienza fatta nell'edilizia. «Vi ho lavorato e mi ha sempre affascinato come avevano realizzato l'Empire. Costruzioni a New York è sinonimo di Empire State Building, nulla rappresenta meglio la città per tutti, grandi e bambini, ovunque nel mondo. Nei mattoni di questo edificio c'è l'anima di New York».
Fra urbanisti e architetti i pareri in proposito non sono unanimi, ma Kelly ribatte: «Nonostante la storia terribile del World Trade Center niente ha mai soppiantato l'Empire, che resta il più bello e più centrale degli edifici di Manhattan». L'interrogativo è quale sarà l'impatto dalla Freedom Tower che sorgerà a Ground Zero al posto delle Torri. «La Freedom Tower sarà spettacolare ma non sarò un suo fan - spiega l'autore - perché Ground Zero è una fossa comune e credo che dovrebbe restare questo, con un memoriale per le 1700 persone delle quali non è stato trovato più nulla dopo gli attacchi terroristici. Detto ciò, riguardo alla Freedom Tower devo dire che non mi affascina più di tanto come d'altra parte tutti gli edifici costruiti dopo la guerra, preferisco quelli precedenti».
Al centro dell'approccio di Kelly c'è dunque la differenza fra le costruzioni di prima e dopo la guerra.«È la differenza che passa fra il mattone e il vetro. Prima si costruiva con mattoni e pietra, come avvenuto per l'Empire sul modello della grandi cattedrali d'Europa perché l'intenzione era attestare l'identità dell'America. Dopo la guerra invece a prevalere sono state logiche commerciali. (...)