Il colloquio con l'architetto Benedetto Camerana dà il via all'inchiesta sul «Corpo di Torino»: un viaggio lungo il passato e il presente della città, vista e interpretata sotto il profilo architettonico e urbanistico, per capire quello che è e quello che sarà, secondo architetti, ingegneri e progettisti. In che condizioni è, dunque, il corpo di Torino? Le promesse delle amministrazioni sono state mantenute e le aspettative della collettività soddisfatte? Proviamo a capirlo insieme.
Per lustri, lo sappiamo, si è parlato a Torino della Torino «che verrà». Oggi quel futuro si sta delineando. E a più di un anno di distanza dalle Olimpiadi Invernali del 2006 si può forse provare a fare un check-up della città da un punto di vista architettonico e urbanistico. In che condizioni è il corpo di Torino? Le aspettative della collettività sono state soddisfatte? Le promesse delle autorità mantenute? Ne parliamo dall'alto della Torre Littoria con Benedetto Camerana, l'architetto che ha coordinato il team internazionale cui si deve la realizzazione dell'Arco del Lingotto e del Villaggio Olimpico nell'area degli ex Mercati Generali.
«A Torino si è fatto molto, ma molto resta ancora da fare. Per restare alla metafora del corpo, potremmo dire che il centro storico, grandissima eredità della visione dei Savoia e dei loro architetti, è la testa, e dunque il volto della città. Bene. Il lifting cui è stato sottoposto è ben riuscito, privo di eccessi. Nel resto del corpo invece sono stati fatti trapianti, protesi: il Ponte Olimpico per esempio è come un by-pass che innesta un'arteria in più, migliorando la circolazione sanguigna tra quelle due parti del corpo urbano. E certo, se si considera l'insieme di questi interventi, si scorgono contraddizioni in termini di qualità».
È di questi giorni l'appello al Sindaco per evitare l'ennesimo abbattimento di una fabbrica, le OGM. Al contrario di quanto accade nel resto del mondo, a Torino l'architettura industriale anziché essere riciclata viene sistematicamente rasa al suolo.
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Il futuro
Che cosa resta da fare? «Moltissimo, perché i problemi aperti sono tanti, a cominciare dalla cosiddetta Città della salute. Si è parlato di portarla a Collegno o a Grugliasco, e allora viene da chiedersi: fin dove arriva il corpo di Torino? Un'altra questione da risolvere è quella delle Basse di Stura: che fare di quell'area? Non si sa. E Mirafiori? Dopo le facoltà d'ingegneria arriveranno anche le residenze universitarie? C'è tanto da pensare, insomma, e questo è positivo. Ma si tratta di riflessioni complesse, perché il luogo e la funzione dovrebbero essere integrati con accoppiamenti biunivoci. Tuttavia, anche il discorso sul centro della città rimane aperto». (...)