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CNAPPC
 

L'incapacità di governare

 

L'analisi

Testata:
la Repubblica
 
Data:
26-05-2007
 
Autore:
Giuseppe Guida
 
 
Soverchiato da continue emergenze più o meno spettacolari e gravi, il tema della programmazione, nell'intera regione, ma soprattutto nella città capoluogo, sta segnando il passo, per mettersi in una pericolosa posizione di secondo piano. Pericolosa perché affida il tema dello sviluppo alla frammentarietà di iniziative singole o alla speranza di accaparrarsi un "grande evento" da organizzare o all'opportunismo dell'imprenditore privato non indirizzato da enti pubblici sempre più deboli o delegittimati.
Il caso della gestione del ciclo dei rifiuti oramai fa scuola come esempio di virtuosismo al contrario, di un cattivo insegnamento di un'inadeguata politica e che si sostanzia in una forma perniciosa di legittimazione implicita del sistema camorristico, che tenta di infilarsi di traverso in ogni fase del processo: dalla raccolta al trasporto, dallo stoccaggio al suo incenerimento, fino ai contorni, mai sufficientemente chiari, di alcune proteste di piazza. Una legittimazione che deriva, in maniera indiretta, dall'incapacità degli enti di governo di essere tali, e, cioè, di essere riconosciuti come organismi (commissariali o meno) legittimati a prendere decisioni e a farle rispettare.
Questo inesorabile sfaldarsi dell'elemento "pubblico" della questione, non solo impedisce la costruzione o la ricostruzione del tanto invocato capitale sociale, ma sta sgretolando quello costruito negli ultimi 15 anni, attraverso procedimenti a volte programmati e pianificati, altre volte affidati a una serendipity politica che, anche volendo far entrare in gioco la variabile "fortuna", avevano indubbiamente tracciato una nuova cornice di fiducia nella quale articolare politiche, piani, programmi.
In questo scenario, parlare di riqualificazione urbana, di architettura di qualità, di gestione e tutela del territorio, di "rigenerazione creativa" delle periferie, di programmazione e pianificazione della città del futuro, quindi, appare fuori luogo e poco opportuno e fa sembrare risibili e da accantonare le politiche pubbliche che pure si affacciano timidamente in questi settori, rischiando di perpetuare la modernizzazione incompiuta della città di Napoli e della sua area metropolitana. Eppure i temi della riqualificazione fisica della città, dell'abusivismo edilizio, dell'erosione della risorsa territorio e di un irreversibile degrado paesaggistico, non sono molto diversi da quello dei cumuli di rifiuti che, comunque, saranno rimossi.
(...)
 
 
 
Area Riservata
 

 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
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