Si dice che per affrontare le sfide del mercato globalizzato il made in Italy deve puntare su creatività e innovazione. E a dirlo si fa presto. Ma come realizzarlo? La creatività è un valore inafferrabile e aleatorio, difficile da misurare secondo la classica ricetta dal taylorismo. Ma, nel dilemma, si può partire da una considerazione elementare: concentriamo l' attenzione sul posto dove il lavoro intellettuale si esprime per otto-dieci ore al giorno: l' ufficio. I dati dicono che le caratteristiche dell' ufficio possono migliorare o peggiorare del cinque per cento la prestazione del singolo lavoratore e fino all' undici per cento quella di un gruppo: a sostenerlo è lo studio di un organismo governativo inglese, la Commission for Architecture and the Built Environment. Proprio sulla base di queste e altre cifre, messe a punto in un documento di studio della società Diomedea, dopodomani si tiene a Milano il convegno "Ufficio fabbrica creativa", primo di una serie di eventi promossi da Assufficio e Federlegno-Arredo per approfondire un argomento nel quale siamo ancora all' età della pietra. E infatti, ai molti dati che ne dimostrano l' importanza corrispondono conseguenze pratiche marginali: buon ufficio, nella migliore delle ipotesi, continua a significare edifici firmati da grandi architetti, arredamento ergonomico e di design, colori, magari spazi per socializzare e rilassarsi, come bar o palestre. Ma le esigenze specifiche del lavoro intellettuale restano inascoltate. Intanto, un dubbio: l'ufficio creativo, alla fine, quante persone riguarda? Paolo Borsani, presidente di Assufficio, offre una chiave per la risposta: «Nel dopoguerra l' ufficio era solo il luogo della contabilità. Dagli anni Sessanta-Settanta è diventato anche spazio di rappresentanza. Nel ventennio successivo lo sviluppo del terziario ne ha fatto uno spazio molto più grande, pieno di scrivanie, simile a un alveare. Ora, mentre la delocalizzazione della produzione provoca la progressiva deindustrializzazione dell' Occidente, il futuro prefigura un nuovo tipo di fabbriche: le fabbriche delle idee». (...)