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Venaria, ritorno a Versailles

 

La rinascita

Testata:
La Stampa
 
Data:
01-06-2007
 
Autore:
Alberto Papuzzi
 
 
E' la regia della luce, come si sviluppa prima con Guarini nella Cappella della Sindone poi con Juvarra alla reggia di Venaria, a fare del barocco piemontese un caso unico in Europa, ancora per tutto il Settecento». Lo storico dell'arte Giovanni Romano percorre gli 80 metri della Galleria Grande, detta di Diana. Naso all'aria, indica i 22 occhi ovali nella fascia superiore, dai quali la luce entra di getto con un gioco di chiaroscuri su stucchi e cornici, innovazione di Juvarra rispetto al progetto originale di Amedeo di Castellamonte: «Tutte le grandi regge europee avevano una galleria come questa. Che è forse la più spettacolare».
«Toglie il fiato - dice lo storico quando siamo dentro la chiesa di Sant'Uberto -. È una vera gara fra Superga, Chiesa del Carmine e Sant'Uberto». Anche qui il segreto di Juvarra è il gioco della luce, che arriva da dietro, che è quasi nascosta, come negli aerei balconcini sospesi, vere e proprie quinte teatrali, che infrangono la pesantezza dei pilastri della cupola, conferendo una diffusa luminosità. «Tanto che nell'Ottocento si chiusero alcune finestre, perché c'era troppa luce, troppa mondanità, troppa teatralità». (...)
I giardini saranno aperti dal 10 giugno e vengono presentati oggi, con la Grande Peschiera (250 metri di lunghezza per 50) e con opere contemporanee di Giuseppe Penone. A settembre si potrà visitare la reggia, con Sant'Uberto, il Salone Centrale e la Galleria di Diana - che ospiterà una mostra sulla dinastia sabauda - mentre gli altri restauri saranno conclusi fra 2008 e 2009.
(...)
In questo quadro, quali sono il significato e il peso delle residenze sabaude?
«A parlarne come di un complesso unitario si perdono i caratteri specifici. Sono tutti casi diversi. Racconigi, per esempio, è un luogo bellissimo lontano da Torino, con un parco stupendo e le serre piene di orchidee, quando le visitavo da bambino. Stupinigi e Rivoli appaiono diverse. A Palazzo Reale il primo piano è quasi tutto Seicento, il secondo tutto Settecento».
E la Venaria Reale che stiamo visitando che cosa rappresentava, che caratteri aveva?
«Nasce come casino di caccia. Ma per Vittorio Amedeo II doveva diventare la Versailles dei Savoia. Ne deriva un aspetto strampalato, perché non è simmetrica, ma scalena. Il nucleo originale, quello che doveva essere il cuore della palazzina di caccia, è il Salone Centrale. Noi ora lo vediamo sguarnito, ma era formidabile, con due fasce di riquadri pittorici: sopra ritratti di dame e gentiluomini della corte a caccia, sotto grandi scene di caccia di vario genere».
 
 
 

 

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