È un momento magico per Giuseppe Penone. Oggi presenta nel Parco basso della Reggia di Venaria un insieme di opere monumentali in cui elementi naturali, alberi, siepi, tronchi, si fondono con i materiali della creazione artistica, il bronzo e il marmo. Il progetto a cui lavora da tre anni, finanziato con un contributo di più di 2 milioni di euro dalla Compagnia di San Paolo, prevede alla fine (il tutto sarà inaugurato a settembre) più di dieci installazioni, in dialogo tra di loro e con un giardino antico che era da ricostruire e ripensare, sullo sfondo delle architetture di Amedeo di Castellamonte.
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Giuseppe Penone, da dove è partito per il lavoro a Venaria?
«Il problema era intervenire tenendo conto della storia del giardino barocco, poi smantellato. Non esisteva più il giardino, ma era necessario ricordare il passato. Dal mio punto di vista è stato un vantaggio, ho avuto a disposizione un'area di una cinquantina di metri per 450 al fianco della reggia, già suddivisa in tanti riquadri, in spazi precisi. Dovevo tenere conto di ciò che già c'era, ma anche realizzare qualcosa che fosse conseguente rispetto alle mie opere precedenti. E allora ho realizzato, in una sorta di disegno, opere che si inseriscono nel luogo come in stanze di un museo. Ho utilizzato gli elementi del giardino, alberi, pietre, acqua, e tenuto conto della presenza umana. Il tutto all'insegna della fluidità».
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