Aldo Rossi, architetto milanese, nel suo libro «L'architettura della città» sostiene che una metropoli cambia completamente nel giro di 50 anni. Per Milano è stato così: le grandi trasformazioni sono avvenute tra fine '800 e inizio '900; poi il boom degli anni '50 e '60, con lo sviluppo delle periferie. Ora è ripartita la trasformazione in quartieri come Santa Giulia, la Fiera, porta Vittoria: la città di oggi è differente da quella di 50 o 100 anni fa. E fra qualche anno sarà cambiata nuovamente.
Una delle tendenze dello sviluppo passa attraverso i grattacieli (ne sono previsti una decina) e la mostra «Nuove verticali a Milano» aperta da venerdì allo «spazio Fmg» fa il punto su tre proposte per la città: «Non parliamo di grattacieli sul modello americano - precisa l'architetto Luca Molinari, coordinatore dello spazio Fmg e curatore della rassegna - e preferiamo la definizione di "torri", più aderente alla realtà milanese. Abbiamo scelto questi tre progetti perché sono stati ideati da architetti italiani che conoscono bene la realtà urbanistica della nostre metropoli e sono stati pensati per la crescita del capoluogo».
L'esibizione si apre quindi all'insegna dell'architettura di qualità, con i progetti degli studi Boeri «Il bosco verticale» (nel quartiere Isola-Garibaldi), Archea con «La torre delle Arti» in zona Mac Mahon e 5+1AA con «La torre che non c'è» in quella zona «ibrida» lungo la tangenziale. (...)