Pubblichiamo una parte dell'intervento «Il Gaudí dal Sol Levante», di Etsuro Sotoo, che uscirà martedì su Luoghi dell'Infinito. Sotoo, scultore giapponese, è colui che ha raccolto l'eredità del cantiere della chiesa "più medievale" d'Europa, la Sagrada Familia di Barcellona. Nato a Fukuoka nel 1953, laureato all'università di Belle Arti di Kyoto, è giunto alla Sagrada Familia nel 1978. Dopo essere passato attraverso il buddhismo, lo scintoismo, nel 1991 ha chiesto il battesimo.
Il testo pubblicato fa parte di una conferenza tenuta nelle settimane scorse al Centro Culturale di Milano.
"Sono circa trent'anni che lavoro alla Sagrada Familia. Ho studiato in una scuola pubblica di Kyoto, nel mio Giappone. Dopo l'università ho insegnato per un anno, ma desideravo venire in Europa perché sapevo che qui c'erano le vere pietre; volevo conoscere l'anima delle pietre. Così mi sono imbattuto nella Sagrada Familia. Trent'anni fa non si capiva se la stessero costruendo o distruggendo. Trent'anni fa c'erano solo dieci operai, ora siamo in duecento e arrivano due milioni e mezzo di visitatori ogni anno.
Quando ho cominciato a lavorare alla cattedrale volevo conoscere il progetto di Gaudí. Per prima cosa ho realizzato le gemme di piante, per rendere l'idea che questo edificio, di 175 metri d'altezza, sarebbe ancora cresciuto. Tuttavia non sapevo dove mettere le foglie. Secondo i miei calcoli la parte finale di una colonna aveva lo spessore di un centimetro. Una pietra spessa un centimetro è molto debole, non dura più di cento o duecento anni. Mi domandavo allora perché Gaudí avesse pensato a una struttura così debole. Per realizzare le foglie bisognava fare i calcoli, ma dove andavano collocate? Ci ho riflettuto a lungo, anche perché non c'erano indicazioni lasciate dal grande architetto. Un giorno pensai che mettendo una scultura in un punto debole l'avrei rafforzato. Quindi ho collocato le foglie nei punti più sottili della pietra. Così facendo, mi è sembrato di incontrare Gaudí per la prima volta. Ho pensato che intendesse realizzare strutture deboli pensando di rafforzarle con una scultura. (...)"
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di Paola Donnarumma